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Decadenza Silvio Berlusconi, scontro in Giunta su Augello: si vota martedì. Santanchè: "E' crisi di governo"

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La prima giornata di riunione della Giunta per le elezioni del Senato, che deve decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi dopo la condanna definitiva a 4 anni di reclusione nel processo Mediaset, ha visto il bracio di ferro tra il Pdl e le opposizioni con conseguenti minacce di crisi di governo.

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Riunita per oltre sei ore, la Giunta per le Elezioni ha ascoltato il relatore sul caso Berlusconi, il senatore Pdl Andrea Augello, che ha proposto il rinvio della seduta opponendo tre questioni pregiudiziali: l’ipotesi di un ricorso alla Consulta per valutare la costituzionalità della legge Severino, il rinvio pregiudiziale di tipo interpretativo alla Corte europea di giustizia del Lussemburgo e la questione dell'interpretazione sulla retroattività della legge Severino.

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Il Pdl, che sa di non avere i numeri dalla propria parte in Giunta, ha chiesto che sulle tre pregiudiziali si applicasse un voto separato, provando a mettere in atto tecniche dilatorie per guadagnare tempo e sperando di conquistare un voto positivo per almeno una delle tre eccezioni presentate in Giunta. Ma con il Pd e il Movimento 5 Stelle è stato subito scontro: i senatori democratici e grillini hanno chiesto ed ottenuto che il voto per le pregiudiziali sollevate da Augello equivalga a quello sull’intera relazione e che si proceda immediatamente al voto, cioè senza una nuova convocazione della Giunta. Anche perchè, come ha spiegato il senatore grillino Michele Giarrusso, "la relazione del relatore Augello sul caso Berlusconi consiste, sostanzialmente, nelle questioni pregiudiziali. Di fatto, non ha voluto avanzare una sua proposta. Non ci ha voluto dire, insomma, se vuol considerare decaduto o meno il Cavaliere dal mandato di parlamentare".

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Dunque dopo quattro ore di relazione, Augello non ha presentato alcuna proposta su ciò che dovrebbe deliberare la Giunta in merito alla decadenza, presentando solo eccezioni di costituzionalità sulla legge Severino. In sostanza una mossa per prendere tempo ed allungare la permanenza di Berlusconi in Senato. Per questo M5s e Pd hanno chiesto che vengano subito votate le pregiudiziali presentate dal Pdl senza concedere alcun rinvio. Se, come previsto sulla carta, il voto sulle pregiudiziali e sulla relazione dovesse essere sfavorevole, si procederà alla sostituzione di Augello con un nuovo relatore, che il presidente della Giunta Dario Stefano (Sel) dovrà scegliere però tra i membri che hanno votato contro Augello.

La seduta della giunta è stata aggiornata a martedì in serata, a partire dalle 20: il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità potrebbe arrivare nella notte, come ha confermato il presidente Stefàno. I numeri in Giunta non sono dalla parte di Berlusconi. Sn caso di voto contrario, sarà individuato il nuovo relatore che dovrà istruire nuovamente il caso, presentando una nuova proposta cui seguirà un voto: se si deciderà a favore della decadenza, l'esito del voto in Giunta andrà ratificato dall'Aula, con possibilità per Berlusconi di richiedere lo scrutinio segreto.

Intanto Silvio Berlusconi, presagendo un voto imminente e quasi per certo sfavorevole, ha convocato per mercoledì 11 settembre alle 13 una riunione dei gruppi parlamentari Pdl, indetta mentre la giunta del Senato era ancora al lavoro. E di fronte alla vittoria del Pd e M5S nell'ottenere il voto unico sulla relazione di Augello, la tensione è salita alle stelle con le dichiarazioni del capogruppo al Senato Renato Schifani, che minaccia l'apertura della crisi di governo: "Dalla giunta provengono segnali di muro contro muro. Un inaccettabile atteggiamento da parte del Pd e del M5S che addirittura intendono votare entro domani contro le pregiudiziali approfondite e dettagliate formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo".

Una posizione confermata con forza da Daniela Santanchè, che a Piazzapulita su La7 si spinge oltre, accusando gli alleati di aver messo fine alle larghe intese: "Oggi formalmente il Pd ha aperto la crisi di governo: noi siamo responsabili di fronte alla crisi, sappiamo che c'è bisogno di un governo per risolvere i problemi, mentre il Pd vuole solo conquistare lo scalpo di Berlusconi per vincere le elezioni".

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