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Decreto del fare: sì al wi-fi libero, salta tetto agli stipendi dei manager. Polemica sulla fiducia

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Il Decreto del fare arriverà in Parlamento mercoledì 24 luglio blindato dal voto di fiducia: l'annuncio è arrivato dal ministro per i rapporti col Parlamento Dario Franceschini dopo una mediazione fallita con il Movimento 5 Stelle su una riduzione degli emendamenti (oltre 800 previsti da grillini, Lega Nord e Sinistra ecologia e libertà) da presentare al testo.

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Nel fitto calendario dei lavori prima della pausa estiva, il governo Letta decide di porre la fiducia sui provvedimenti contenuti nel Decreto del fare, considerati urgenti per il rilancio dell'economia: una decisione che provoca l'immediata reazione dei parlamentari 5 stelle, che dopo aver ritirato gran parte delle proposte di modifica al testo si preparano ora all'ostruzionismo in aula, annunciando che ripresenteranno tutti gli emendamenti in forma di ordine del giorno, come spiegato dal capogruppo alla Camera Riccardo Nuti. L'accusa ai 5 stelle, rivolta principalmente dalle formazioni politiche della maggioranza, è quella di ritardare i lavori parlamentari: "Abbiamo un calendario molto complicato – ha dichiarato alla Camera il ministro Franceschini – Sei decreti, le leggi europee, il disegno di legge di riforma costituzionale, le leggi sui partiti e l’omofobia, votare su 800 emendamenti non permette di rispettare tempi".

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Il tempo stringe dunque e non c'è tempo per una discussione ampia in Parlamento: per questo l'esecutivo aveva chiesto a tutti i partiti di ridurre le proprie richieste di modifica del testo uscito dalle commissioni. Solo il Movimento 5 Stelle ha continuato a sostenere la necessità di presentare gli oltre 400 emendamenti previsti, mentre Lega e Sel hanno accettato la richiesta del governo e la maggioranza ha ridotto gli emendamenti a 10. Di qui la decisione di blindare il testo con un voto di fiducia che ha provocato la durissima reazione dei grillini. L’ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha commentato così la scelta: "Il governo in soldoni ci ha appena detto che, siccome facciamo davvero l’opposizione e cerca di far lavorare il Parlamento invece di accordarsi con la maggioranza come Sel e Lega, per colpa nostra è costretto a porre la fiducia senza emendamenti sul decreto legge del fare. Che eversivi che siamo noi 5 stelle! Essere in Parlamento e volerlo far funzionare". Più netto il leader Beppe Grillo, che dal suo blog ha sentenziato: "Letta zittisce il parlamento".

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Intanto spuntano novità nel merito del decreto, che i grillini definiscono "impresentabile" e che proveranno a modificare in almeno 8-9 punti (tra cui sostegno alle Pmi, gestione della Cassa depositi e prestiti, revisione della Tobin Tax). Tra le maggiori criticità c'è la denuncia di alcuni deputati della commissione Bilancio riguardo il tetto agli stipendi dei manager di aziende che svolgono servizi di interesse generale anche di rilevanza economica: all'interno dell'emendamento è stato infatti aggiunto un "non" che annulla quanto inizialmente previsto, cioè l'estensione del limite ai compensi degli amministratori di aziende come Poste, Ferrovie dello Stato e Anas. "Ci siamo accorti che nell’ambito dell’attività di coordinamento del testo effettuato ieri sera in Commissioni è stato inserito alla lettera a) del comma 1 dell’art. 12bis, un ‘non’ che vanifica l’effettiva volontà dei commissari che - spiegano i deputati della commissione Bilancio Simonetta Rubinato, Angelo Rughetti, Andrea Romano e Lello Di Gioia - riportava la volontà di estendere il tetto agli emolumenti già fissato dalla spending review del governo Monti anche ai manager pubblici di tali società". Secondo i deputati "si tratta di un errore materiale dovuto alla concitazione per l’approvazione in tempi brevi di un testo molto complesso, alla quale va posto sicuramente rimedio", pertanto confidano che al Senato la norma venga rivista per conformarla alla volontà espressa dai componenti delle Commissioni.

Sempre nel merito del decreto, c'è da segnalare l'emendamento che riguarda il wi-fi liberosenza necessità di autenticazione per i titolari di bar, pub e hotel che il ministro Zanonato voleva inserire. Come annuncia su facebook Marco Meloni, deputato Pd e componente della Commissione Affari costituzionali, nella previsione del decreto "l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia wi-fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio". In sostanza dunque salta la prima ipotesi prevista nel testo, cioè la necessità per i gestori di esercizi pubblici di acquisire e conservare dati relativi alla navigazione degli utenti. Cadono così tutti gli obblighi per esercenti, negozi, ristoranti che offrono il wi-fi al pubblico.

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