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Dell'Utri, estorsione a Berlusconi e battuta su Borsellino

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Ieri a ridosso del ventennale della morte di Paolo Borsellino, Marcello Dell'Utri fuori dal Tribunale di Palermo dove è imputato per concorso in associazione mafiosa ha ironizzato sul giudice morte il 10 luglio 1992: "Siamo stati io e Berlusconi". Trova il coraggio di fare battute l'ex senatore indagato dal 1996 a cui si è aggiunta una nuova accusa: estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

20 anni fa la morte di Borsellino

Dell'Utri avrebbe venduto al Cavaliere la sua villa sul lago di Como al doppio (20 milioni di euro) del valore reale in cambio del silenzio sui rapporti tra Berlusconi-Forza Italia e Cosa Nostra. Un ricatto che ammonta in totale a 40 milioni di euro, dunque, è il presupposto dai cui partono i Pm di Palermo che lo hanno iscritto nel registro degli indagati. Berlusconi in questo processo è la vittima, la "persona offesa".

Poco seria la reazione dell'ex senatore dopo le nuove accuse come si legge sul sito dell'Ansa: "Sono portatore sano di cancro giudiziario. Pure l'accusa di estorsione, adesso mi manca solo l'accusa di pedofilia e le abbiamo tutte. La verità è che questi pm sono malati, sono morbosi". Il riferimento è chiaro, Dell'Utri si riferisce al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, capo dell'inchiesta. Ma allora come si spiegano tutti quei soldi versati da Berlusconi? Per la difesa si tratta di prestiti fatti in nome dell'amicizia tra i due. Replica ancora Dell'Utri: "Berlusconi è quello che è grazie a me. Mi deve ancora tantissimi soldi".

L'indagine dei procuratori di Palermo nasce proprio negli anni delle stragi e della trattativa Stato-Mafia in cui si iniziarono a notare strani movimenti bancari sul conto di Dell'Utri nel corso dell'inchiesta sulla P3. Berlusconi per il momento non ha ancora incontrato i giudici palermitano. Proprio lunedì era stato convocato ma non si era presentato con la motivazione del legittimo impedimento. Anche la figlia Marina dovrà essere ascoltata come persona informata sui fatti.

Dopo l'attacco di Dell'Utri, Ingroia ha replicato proprio in occasione delle commemorazion in ricordo della strage di via D'Amelio: "Oggi un imputato, il senatore Marcello Dell'Utri, mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po' pazzo come Paolo Borsellino perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese".

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