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Di Pietro e il rischio delle intercettazioni

"Il timore? Quello che dopo tutto ciò che è successo, l’unica cosa che il Parlamento riuscirà a fare sarà imbavagliare la stampa con una legge bipartisan". Così il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro commenta le intercettazioni telefoniche sul caso Unipol e finite su un po’ tutti i giornali.

"Ho letto i quotidiani che riportavano alcuni stralci delle intercettazioni. E’ un bene che siano state rese pubbliche. Mi rendo conto che dal punto di vista processuale si tratta di una violazione, ma occorre uscire dall’ipocrisia. Sarebbe falso negare che il potere economico e finanziario si serva spesso del potere politico, così come sappiamo che le lobby esistono e funzionano bene". Un esempio? "Pochi giorni fa, le associazioni di categorie potenti come quella dei notai o dell’Aci sono riuscite a bloccare le decisioni prese dal governo in materia di liberalizzazioni. Ciò accade perché molti parlamentari sono a libro paga e se fossero stati intercettati a colloquio con i loro referenti se ne sarebbero sentite delle belle".

Dalla lettura delle intercettazioni si evince che Unipol e Ds si muovevano sugli stessi binari. "Ma è la scoperta dell’acqua calda", spiega l’ex pm. "La comunanza di interessi tra Ds e Unipol è evidente. Il punto, allora, è capire se questa affinità risponde all’interesse generale o a quello del partito, che magari ci guadagna qualcosa in termini di finanziamenti".

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