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Di Pietro: "Inaccettabili i veti del Pd a me ministro"

Antonio Di Pietro considera non "comprensibili e neppure accettabili" i "veti" che alcuni esponenti del centrosinistra avrebbero messo sull'ipotesi sulla sua nomina al ministero della Giustizia. Lo afferma il leader dell'Italia dei valori nel suo blog. "Il partito di Berlusconi - sostiene l'ex pm - non vuole che diventi ministro della Giustizia. Da parte del capo del Pdl è assolutamente comprensibile. Il mio obiettivo è infatti di cancellare subito le leggi ad personam e di far funzionare la macchina della Giustizia per ripristinare in questo Paese la certezza della pena e l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. I veti che arrivano da esponenti del centro sinistra, un giorno sì e l'altro pure, non sono altrettanto comprensibili e neppure accettabili".

"Se diventassi ministro della Giustizia mi occuperei subito di eliminare le leggi vergogna che Berlusconi si è fatto per non far processare i suoi amici": lo ha aggiunto Di Pietro, a margine di un incontro pubblico a Bresso (Milano), precisando che "con me ministro i collaboratori di Berlusconi che hanno pagato le mazzette alla Guardia di Finanza non potrebbero essere nuovamente candidati in Parlamento, come lui sta facendo". "Prima di tutto - ha spiegato il ministro - farei una legge che impedisca ai condannati con sentenza penale passata in giudicato di candidarsi ancora alle elezioni politiche e cancellerei tutte le leggi vergogna". Così facendo, ha concluso Di Pietro, "eviterei anche che i collaboratori di Berlusconi che hanno pagato mazzette in relazione a verifiche fiscali che riguardavano le sue aziende possano continuare a candidarsi".

Berlusconi, ha aggiunto il ministro Di Pietro, "ha già detto che l'idea stessa che io assuma questo ruolo gli farebbe orrore, ma lui lo comprendo, ho scoperto i suoi altarini un tempo". Di Pietro ha spiegato, però, di comprendere meno il fatto che "la politica giudiziaria dell'Italia dei Valori faccia paura a qualcun altro, anche tra i nostri alleati".

Roberto Castelli, presidente dei senatori della Lega Nord, commenta così le affermazioni rilasciate dal ministro Antonio Di Pietro: "Per essere nominati ministro bisognerebbe almeno conoscere bene la lingua italiana, la grammatica, la sintassi, la consecutio temporum: se Di Pietro vuole gli spiego io di cosa si tratta. Siccome, forse, conosce qualche pezzo dei codici crede di sapere come funziona la macchina del ministero, ma in realtà non ne sa nulla".

Il capogruppo dei senatori di An, Altero Matteoli, sottolinea invece i malumori di Idv e Radicali: "Di Pietro e Bonino escono allo scoperto ed è già lite con Veltroni. Il proposito sbandierato ai quattro venti da Veltroni di diventare premier sostenuto da un solo partito al comando del Paese, che può decidere senza estenuanti vertici di maggioranza, è svanito, sciolto come neve al sole. Le prese di posizione di Di Pietro - aggiunge - che non scioglierà il suo partitino e che ora non accetta veti 'garantisti' su una sua eventuale nomina a ministro della Giustizia esclusa ieri da Veltroni, e di Bonino che protesta con il candidato premier per essere stata tenuta in disparte dal giro elettorale persino nel suo Piemonte, quasi che la sua presenza sia ritenuta dannosa, sono un'altra prova che il Pd alleato dell'Italia dei Valori e dei radicali è l'esatta riedizione dell' Unione".

Chiude così Di Pietro: "Che cosa deve fare Antonio Di Pietro per avere la possibilità di diventare ministro della Giustizia? Quali qualità deve avere il prossimo guardasigilli? Gli ultimi due ministri sono stati Castelli e Mastella. Hanno ridotto la Giustizia in macerie, nessuno dei due aveva la minima competenza in materia. Nessuno, però, si è opposto a priori, come sta avvenendo ora per una mia eventuale candidatura. Mani Pulite brucia ancora a gran parte della classe politica, forse hanno il timore che voglia finire il lavoro".

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