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Diffusi i verbali del caso Mele - Zenobi

Il caso Cosimo Mele - Francesca Zenobi, storia di sesso e droga tra una squillo e un (allora) parlamentare UDC che ha fatto scandalo mesi fa, è tornata agli onori delle cronache grazie alla diffusione dei verbali degli interrogatori relativi alle dichiarazioni di un supertestimone e della stessa Zenobi.

Ecco alcuni stralci significativi e non privi di particolari dai risvolti inaspettati:

IL SUPERTESTIMONE:

GUSTI STRAVAGANTI: Lui, cioè Mele, "mi ribadì che gli piacevano solo ed esclusivamente le donne e in effetti quella prima volta trovai all’interno della stanza una ragazza giovane, forse straniera, e io ebbi un rapporto sessuale con lei mentre l’uomo partecipava parzialmente. Se può essere utile va evidenziato come fin da subito ho capito che tipo di stravaganti gusti avesse il Paolo. Infatti... (omissis)". Al termine di quel primo incontro, "Paolo mi pagò e rimanemmo d’accordo che, in caso di bisogno, mi avrebbe richiamato lui. Le volte successive fu sempre lui a contattarmi e a propormi nuovi incontri". Uno, due, tre appuntamenti. "Dopo le prime volte ho preso un minimo di confidenza con il "Paolo" che mi chiese di trovare ragazze disponibili che non avevo, così mi rivolgevo a "squillo" tramite inserzioni pubblicitarie. In queste occasioni mi disse che era conosciuto come "Mimmo" ed era un parlamentare. Non ho mai saputo di quale schieramento facesse parte. Ho saputo le sue esatte generalità, ovvero Cosimo Mele, allorquando in uno dei nostri incontri la reception dell’albergo lo chiamò con il suo esatto nome e cognome".

COCAINA: Purtroppo - aggiunge - l’aver appreso il suo ruolo mi ha dato un ulteriore tranquillità e, sbagliando, gli ho dato troppa fiducia. La mia buona fede traspare dal fatto che, alla fine per via di questa confidenza che era subentrata, non ho mai fatto cenno ad alcuna ricompensa per le mie prestazioni sessuali. Anzi, in verità ho sperato che la sua posizione sociale potesse favorirmi per trovare una occupazione migliore». A questo punto, nel verbale, fa capolino la droga. "Purtroppo mi accorsi che alcune volte le sue stravaganti attività sessuali erano accompagnate anche da assunzione di cocaina. Io ho sempre assolutamente rifiutato di ricorrere a tale sostanza. Lui l’assumeva comunque con riservatezza e non mi ha mai forzato affinché io la prendessi. Io non ho mai assunto cocaina e neanche ho mai fumato sigarette. Purtroppo mi sono ritrovato in un circuito che in quel momento mi dava eccitazione dal punto di vista sessuale, non riuscendo a capire i potenziali pericoli che stavo rischiando». Sì, va bene. «Ma chi portava la droga in albergo?» chiedono gli ispettori della Mobile.

"Non lo so. Io arrivavo in albergo quando sia le squillo che il Mele erano già all’interno. Alcune volte il Mele offriva cocaina alle ragazze che però la consumavano in maniera defilata e non tutte la accettavano. Io non ho mai consegnato né acquistato droga per gli incontri, purtroppo ho avuto solo la sfortuna di confrontarmi con questa persona che alcune volte ne ha fatto uso (...). Mi resi conto dell’atteggiamento schizofrenico del Mele in quanto più volte annullava i nostri appuntamenti chiamandomi all’ultimo momento, a volte mi hanno sorpreso le sue bizzarre richieste. Spesso non si accontentava delle squillo appena chiamate e ne voleva altre. A volte vedeva film porno in hotel (...)". L’immagine del giovane è impressa nelle telecamere a circuito chiuso dell’hotel Flora, quello del fattaccio. "Sì, è vero. Entrai e uscii cinque minuti dopo la notte del 20 settembre 2006, in quell’occasione il Mele mi avrà prima chiamato per partecipare a degli incontri e poi per il rifiuto della ragazza, mi avrà chiesto di allontanarmi".

LA TELEFONATA: Il gran finale: «Da quando il Mele mi ha chiamato rendendomi edotto del noto fatto di cronaca, ho avuto paura che tale vicenda, di cui io non sono stato assolutamente protagonista, potesse provocare effetti collaterali alla mia persona. Quando Mele mi chiamò, malgrado l’eco che aveva avuto la notizia, mi parve tranquillo affermando che il tutto si sarebbe risolto senza alcun problema»

FRANCESCA ZENOBI:

AL RISTORANTE: "Quella sera mi sono recata con Cosimo Mele e un suo amico (...) al ristorante (...) a piazza Farnese. Durante la cena Mele mi faceva proposte di carattere sessuale e mi domandava se ero brava a letto, se ero esperta". Subito dopo, racconta la Zenobi, andò via con il deputato passando prima a casa sua. Mele – confessa la donna - salì su a prendere la cocaina per poi recarsi all’hotel.

IN HOTEL: "Appena entrati nella camera d’albergo, Mele mi ha assalito, ha iniziato a spogliarmi e subito ha cominciato a fare sesso con me". L’arrivo della droga si materializza dopo il primo rapporto sessuale, sostiene la ragazza. Così come le strane richieste del deputato: "Mele mi invitò a sniffare la cocaina, me la metteva sulla lingua in grande quantità (...). Da quel momento il signor Mele cominciò a costringermi a fare cose che non volevo fare, a prendere la cocaina in tutti i modi, sia per via orale, sia facendomela fumare, sia sniffandola o addirittura (...)".

L’AMICA: Il rapporto, per come lo racconta la Zenobi, si consuma alla presenza di un’amica, tale Maria, che la ragazza chiama per farsi raggiungere in hotel. La situazione, però, precipita: "Mi costrinse a chiamare il mio ragazzo per riferirgli che stavo facendo sesso con lui, voleva che chiamassi solo maschi o un pornodivo (...)". Secondo la Zenobi, Mele continuava a prendere "in grande quantità cocaina, costringendo anche me". È a questo punto che la droga avrebbe cominciato a provocare malore alla Zenobi, ma le strane pretese del deputato, così come la sua aggressività, non si sarebbero fermate. Questo, ripetiamo, è quanto sostiene la soubrette e non Mele, che invece ha smentito a trecentosessanta gradi.

I PRIMI MALORI: "Cominciavo a sentirmi male per la grande quantità di coca che mi dava – dice la ragazza -, non ce la facevo più, gli chiedevo di smetterla. Mentre faceva sesso con me, mi costringeva a chiamare altre persone perché li voleva lì, per vederli mentre fanno l’amore con me. Chiamavo continuamente alcuni maschi, nessuno però accettava di venire dove ci trovavamo. Visto che non arrivava nessuno lui diventava sempre più aggressivo e pretenzioso nelle sue richieste. Al fine di accontentarlo, ho chiamato una mia amica, anche se Mele mi riferiva che non gradiva le presenze femminili".

E Maria, come risulta agli atti, giunge effettivamente all’hotel Flora dopo qualche ora. La serata a luci rosse prosegue, ma la situazione comincia a precipitare: "Iniziamo a fare sesso in tre – mette nero su bianco la Zenobi - e dopo tante ore di sesso e dopo avermi fatto assumere un gran quantitativo di cocaina, cominciavo a sentirmi male e a respirare affannosamente, così dissi a Mele che stavo male, ma lui continuava a fare sesso come se non gli importasse nulla".

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