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Diliberto abbandona e lascia il posto all'operaio Thyssen

Girandola di polemiche tra Pd e Sinistra Arcobaleno sulla candidatura in Piemonte. Dopo l'accusa targata Pd di aver escluso dalle liste l'operaio Thyssen Ciro Argentino, in favore della candidatura di Diliberto, il segretario del Pdci mescola le carte e, a sorpresa, decide di abbandonare la campagna elettorale.

Oliviero Diliberto ha quindi rinunciato al posto in lista in Piemonte lasciando spazio a Ciro Argentino. "I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per questo motivo ho deciso di lasciare il Parlamento ed al mio posto ci sarà come capolista Ciro Argentino, operaio della Thyssen. La politica si può fare bene anche fuori dalle istituzioni" ha spiegato nel corso di una conferenza stampa.

"Non mi candido in Parlamento ma continuerò a fare il segretario del partito. Avevamo deciso di eleggere un operaio e nella trattativa però non c'era posto, io mi chiamo fuori e così sarà garantita l'elezione ad un operaio". "È una scelta - prosegue Diliberto - che non mi pesa assolutamente ed è una risposta alla politica della casta". A chi gli chiede se questo gesto corrisponda anche ad una risposta a chi nel Pd aveva accusato la sinistra di non candidare operai, Diliberto risponde: "Questi sono fatti, non sono parole".

Intorno a mezzogiorno il Pd aveva attaccato i "rivali" di Sinistra Arcobaleno denunciando: "Mentre polemizza con il Pd per le candidature di imprenditori, la Sinistra arcobaleno fa fuori dalle liste l'operaio della Thyssen Krupp. È un esempio di incoerenza incredibile. Se dovessimo usare il loro stesso metro dovremmo dire che tra Diliberto e l'operaio Ciro Argentino nelle liste della Sinistra arcobaleno uno dei due era di troppo. L'operaio". Lo affermava Achille Passoni, candidato nelle liste del Pd al Senato.

Subitanea la replica di SA: "Mi rendo conto della grande difficoltà di due ex sindacalisti della Cgil, Passoni e Nerozzi, e anche dell'operaio della Thyssen, Boccuzzi, al quale va la nostra totale solidarietà per lo spaventoso incidente della fabbrica, di stare nelle stesse liste con Ichino che vuole abolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e col capo di Confindustria, Calearo, che ha fatto sputare sangue ai metalmeccanici prima di rinnovare il contratto, ma dire che la Sinistra arcobaleno non ha candidato Ciro Argentino per far posto a Diliberto è solo una volgarità". Replicava Manuela Palermi, esponente della Sa.

"Ciro è nostro compagno - proseguiva il capogruppo del Pdci al Senato - iscritto da sempre al Pdci, un dirigente del nostro partito stimato da tutti per la sua bravura ed il suo coraggio. In questi giorni Ciro sta partecipando, assieme al gruppo dirigente del Pdci di Torino e del Piemonte, alla campagna elettorale di Oliviero Diliberto. Se c'è una persona felice di poter sostenere il segretario del partito, questo è proprio Ciro. E oggi, nelle pagine locali della Repubblica, lo afferma con grande passione". "Il Pd è ridotto male - conclude Palermi - se ricorre ad argomenti così squalidi di battaglia politica. Facendo, fra l'altro, un grave torto a Ciro Argentino, un operaio comunista, un delegato della Fiom Cgil che si è sempre battuto per i diritti dei lavoratori. Una cosa è certa: Ciro non starebbe nelle stesse liste con Ichino e Calearo".

L'operaio della Thyssen, inoltre, aveva prontamente discolpato Diliberto: "Ho scelto volontariamente di non candidarmi alle elezioni politiche per evitare qualunque strumentalizzazione della vicenda della Thyssen a fini elettorali".

"Sono orgoglioso - prosegue Argentino, replicando alle polemiche di esponenti del Pd - della candidatura a capolista a Torino del mio segretario Oliviero Diliberto che rappresenta un riconoscimento pieno del lavoro e dei successi politici della Federazione del Pdci della quale io sono un dirigente. Trovo miserabile la polemica da parte del Partito Democratico che specula su una contrapposizione che non esiste offendendo così - conclude - anche la memoria dei miei compagni di lavoro morti nel rogo della Thyssen Krupp"

Diliberto ha infine ricambiato l'attestato di stima con un gesto quantomeno significativo.

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