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Dimissioni Berlusconi: l'addio dopo la legge di stabilità

  • LaPresse

Il voto di ieri alla Camera è stato fatale per il Governo, così in serata è arrivato l'annuncio delle dimissioni: Berlusconi ha parlato con Napolitano e ha assicurato che rimetterà il suo mandato dopo la legge di stabilità.

Questa in estrema sintesi la giornata politica di ieri, una giornata che sconvolge la situazione italiana e apre una lunga serie di possibili scenari, e lascia ai più sospettosi il dubbio che l'addio di Berlusconi - programmato nel futuro - sia solo l'ultimo bluff del Cavaliere.

Il pomeriggio alla Camera è servito a tutti per capire quanti voti avesse realmente in tasca Berlusconi. La strategia delle opposizioni di non votare ha reso possibile una conta inequivocabile dei parlamentari ancora fedeli al Premier: 308, 309 considerando Malgieri assente "per pipì". Troppo pochi, troppo lontano il numero di 316 necessario per portare avanti un paese.

La lista dei traditori, le foto

Le prime riflessioni Silvio le ha affidate al suo foglietto ampiamente fotografato alla Camera: "8 traditori", appuntava il Cavaliere, per poi segnare le parole che in quei momenti stava pronunciando Bersani: "dimissioni... presidente della Repubblica..".

Le foto: Berlusconi pietrificato subito dopo il voto alla Camera

Il passo successivo, la visita al Quirinale, in compagnia di Gianni Letta. Secondo i più, si sarebbe trattata di una visita che non avrebbe portato alle dimissioni di Berlusconi. Ma chi si aspettava un Cavaliere combattivo e pronto ad andare avanti contro tutto e tutti, si è trovato di fronte ad un comunicato del Quirinale del tutto inaspettato.

Erano quasi le 20 quando Napolitano ha fatto diffondere la seguente nota: "Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera ; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea".

"Una volta compiuto tale adempimento - recita il comunicato - il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".

Dimissioni dunque, ma non subito. Berlusconi ha promesso che si dimetterà dopo che il parlamento voterà la legge di stabilità, fondamentale per rispettare le richieste dell'Europa: "Vado avanti fino all'approvazione delle riforme liberali che l'Europa ci chiede ontenute nel maxiemendamento alla legge di stabilità - ha detto Berlusconi oggi durante 'La telefonata' di Belpietro su Canale 5 - perchè più di ogni altra cosa io amo il mio Paese e sento il dovere di assolvere nel modo più utile all'Italia il mandato che mi è stato dato".

Video - Berlusconi ieri sera al Tg5: "Dopo di me solo il voto"

E chi teme un colpo di coda del Cavaliere, viene smentito dall'intervista-chiacchierata fatta ieri con il direttore della Stampa Mario Calabresi: "Appena sarà approvata la legge di stabilità mi dimetterò e, siccome non ci sono altre maggioranze possibili, vedo solo le elezioni all’inizio di febbraio, elezioni a cui non mi candiderò più". Berlusconi chiarisce che l'unica strada possibile sono le elezioni: "Non vedo maggioranze alternative possibili: da un lato io non intendo fare un governo con il Pd, non voglio certo chiudere andando con loro, dall'altro Casini ha detto chiaramente che un accordo con noi non gli interessa e allora la matematica mi dice che non ci sono altre strade. Resta solo la via maestra, quella delle elezioni", e chiarisce che il candidato premier sarà Angelino Alfano.

Calabresi non crede ad un passo indietro del premier ed insiste, ma Berlusconi appare ancora una volta chiaro: "No, non mi ricandido, anzi mi sento liberato, adesso è l'ora di Alfano, sarà lui il nostro candidato premier, è bravissimo, meglio di quanto uno potesse pensare e la sua guida è stata accettata da tutti". E lui cosa farà? "Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan. Beh, magari potrò dare una mano in campagna elettorale, quella è una cosa che mi è sempre riuscita benissimo".

Quali insidie si nascondono nei prossimi giorni, quelli che precedono le annunciate dimissioni? Ad ipotizzare una mossa del Cavaliere è "Il fatto quotidiano", che spiega: "Il premier, raccontano i suoi, si sta preparando al colpo di coda. Da assestare alla prima occasione. Che, in questo caso, si chiama legge di stabilità. È in quella legge, destinata in teoria a soddisfare i mercati, che i suoi uomini tenteranno di inserire un pezzo della buonuscita del Cavaliere". Dunque Berlusconi potrebbe inserire negli emendamenti alla legge di stabilità alcuni elementi "ad personam" che però l'opposizione sarebbe obbligata a votare per ottenere le dimissioni del Premier.

I tempi della legge di stabilità non sono chiarissimi, ma si prospetta che possa essere votata entro fine mese: "Entro la prossima settimana l’approvazione al Senato - spiega Berlusconi alla Stampa - e quella successiva alla Camera, lì dipende dal calendario che deciderà Fini, ma comunque entro la fine del mese l’iter sarà stato completato e io mi sarò dimesso".

Video: urla di gioia a Palazzo Grazioli - Annarella si ubriaca - Sora Cesira sulle dimissioni

A questo punto si apre il dibattito sul post-Silvio in Italia. Tanti gli scenari possibili, a decidere sarà il Presidente Napolitano: un nuovo governo di centrodestra con un altro premier (Alfano), un governo di larghe intese (soluzione al momento impossibile viste le divergenze tra i tre poli in campo), elezioni anticipate. Quest'ultima pare al momento l'opzione più accreditata, nonostante i tanti rischi che nasconde: si dovrebbe votare in pieno inverno (situazione anomala nella storia italiana) e soprattutto rimarrebbe in piedi la legge "porcellum", senza cioè che i cittadini possano scegliere i candidati. Ciò che è certo che i prossimi giorni e mesi della politica italiano saranno infuocati, con il peso sempre più gravoso della crisi economica che sta travolgendo l'Italia.

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