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Diretta Tibet: centinaia i morti, è caccia all'uomo

Continua la crisi Tibet - Cina. La rivolta popolare sugli altipiani dell' Himalaya rischia di finire in "un enorme massacro", come riferito dai membri del governo tibetano e del parlamento in esilio che denunciano già "centinaia di morti" e ne temono molti altri. Fonti vicine al Dalai Lama affermano che la repressione è cominciata da almeno due giorni, e spiegano che specialmente di notte la polizia entra nelle case degli ex detenuti politici e degli attivisti per arrestare ogni tibetano sospettato di organizzare o partecipare alla rivolta. Il governo cinese nega il genocidio e accusa il Dalai Lama di voler boicottare le olimpiadi.

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La nostra diretta:

17.30 - Sulla questione è intervenuto il cardinale Sodano: "Naturalmente siamo vicini a tutti, al popolo tibetano come al popolo cinese. I diritti nessuno li può negare. La Chiesa sempre terrà alta questa bandiera. Ma, ha aggiunto, c'è l'ora di tacere e l'ora di parlare, non sempre si può dire qualcosa"

16.35 - La polizia è intervenuta oggi, anche col lancio di lacrimogeni, per disperdere un gruppo di dimostranti, che stavano lanciando oggetti contro l'ambasciata cinese presso l'Ue a Bruxelles. La polizia è inoltre intervenuta a più riprese per disperdere i circa duecento manifestanti, alcuni dei quali hanno cercato di penetrare sul terreno della rappresentanza di Pechino, ed ha fermato varie persone.

16.30 - "Svegliati Unione europea": questo il messaggio lanciato da un gruppo di circa 200 tibetani e amici del Tibet, nel corso di una manifestazione organizzata questa mattina davanti a Palazzo 'Justus Lipsius', sede del Consiglio dell'Unione europea a Bruxelles. "Chiediamo all'Europa di inviare una missione internazionale indipendente in Tibet per toccare con mano quello che sta succedendo", ha sintetizzato Marc Liègeois, presidente dell'associazione "amici del Tibet-Belgio", tra i promotori della manifestazione. Inoltre, ha aggiunto, "il governo cinese deve revocare ogni restrizione all'accesso in tutte le regioni del Tibet, oggi isolate dal resto del mondo, dei giornalisti stranieri, delle organizzazioni umanitarie e dei diplomatici accreditati in Cina". Dietro a un imponente schieramento di poliziotti con cani al guinzaglio e tenuta antisommossa, i manifestanti, muniti di bandiere tibetane e di fascette con la scritta 'Free Tibet', hanno inoltre lanciato un accorato appello all'Europa affinchè incoraggi il dialogo tra il governo cinese e il Dalai Lama.

15.50 - Domani mattina il Governo riferirà alle commissioni Esteri di Camera e Senato, a Montecitorio, sugli sviluppi della situazione in Tibet. L'appuntamento è fissato alle 10,30 nella Sala del Mappamondo.

15.35 - "Sin dal momento nel quale il governo cinese mi ha accusato di orchestrare le proteste in Tibet - scrive il Dalai Lama -, ho chiesto (che si desse vita a) una commissione internazionale, composta anche da cinesi, che indaghi sui fatti e decida su queste accuse nei miei confronti. Questa commissione dovrebbe visitare il Tibet e le anche le comunità tibetane all'estero. "Sarebbe di grande aiuto - aggiunge - se questo tipo di inchiesta venisse condotta anche dalla stampa internazionale, dal momento che un miliardo di cinesi non ha accesso alle informazioni non censurate e non sa cosa stia accadendo in Tibet". Il Dalai Lama, inoltre, ribadisce la sua convinzione a proposito del "genocidio culturale" del Tibet e delle "discriminazioni nei confronti al popolo tibetano". Tenzin Gyatso - questo il nome del 14.mo Dalai Lama - ha ribadito inoltre di rimanere fermo sulle posizioni della "via di mezzo" che porti a un processo di dialogo "finalizzata a trovare una soluzione al problema tibetano che vada a beneficio di tutti". Al termine del comunicato, il Dalai Lama si appella alla comunità internazionale perchè continui a dare il suo sostegno.

14.50 - Il Dalai Lama ringrazia il mondo intero che si è appassionato alla causa tibetana di questi giorni. "Voglio esprimere la mia profonda gratitudine - scrive il Dalai in un comunicato - ai leader mondiali e alla comunità internazionale per il loro interesse per la triste svolta degli eventi in Tibet e per i loro tentativi di convincere le autorità cinesi ad esercitare un freno nei comportamenti con i dimostranti".

14.30 - "Abbiamo preso una posizione pubblica, quella di unirci al coro di quelli che chiedono all'Italia di non partecipare alle Olimpiadi e di sconsigliare i nostri colleghi dal prestarsi a qualsiasi tipo di avvallo nei confronti delle Olimpiadi in Cina": lo ribadisce Enrico Ruggeri, presidente della Nazionale Italiana Cantanti. "Il Tibet è un mondo che ci è vicino e per il quale abbiamo fatto molte cose", dice Ruggeri, che non è d'accordo con chi ritiene che le Olimpiadi possano essere un'occasione per porre la drammatica situazione del Tibet sotto i riflettori.

13.20 - Giulia e Athisha, due dei tre studenti di Lingua Orientale dell'Università di Napoli da giorni segregati nel Campus della Tibet University di Lhasa, hanno raggiunto in nottata Kathmandu. Lo rende noto il fratello di Giulia, Giovanni Castello. I due ragazzi dal campus universitario erano stati scortati dalla polizia fino in aeroporto prima di partire alla volta del Nepal. Non si sa se anche l'altra studentessa, Carmela, napoletana, sia andata con loro. Giulia tra un paio di giorni dovrebbe fare ritorno in Italia. I tre si trovavano in Tibet per completare il corso di studi. Da giorni le famiglie non avevano più loro notizie fino a quando, sabato scorso, l'università tibetana ha messo a disposizione un telefono.

12.50 - Continuano, nonostante la scadenza dell'ultimatum, le proteste in Tibet. Secondo fonti tibetane e di organizzazioni dei diritti umani, questa mattina 500 monaci del monastero Choepel Shing hanno manifestato a Dogo, nella contea di Chone (Zhouni Xian in cinese). Secondo le fonti, i monaci, dopo aver effettuato una preghiera rituale, hanno sfilato per le strade con la bandiera tibetana, chiedendo "indipendenza per il Tibet" e gridando "lunga vita al Dalai Lama". Sempre le stesse fonti, inoltre, riferiscono di nuovi arresti a Lithang, dove la polizia è intervenuta a fermare un'altra manifestazione di monaci.

12.35 - Il governo tibetano in esilio a Dharamsala ha annunciato che 19 manifestanti tibetani sono stati uccisi oggi in Cina, nella provincia del Gansu (nord ovest).

12.25 - Il Dalai Lama respinge le accuse dei vertici di Pechino, che gli addossano la responsabilità dei disordini in Tibet, e chiede che tali accuse vengano dimostrate. "Voglio una prova imparziale che dimostri la mia responsabilità", ha dichiarato il leader spirituale tibetano durante una breve conferenza stampa a Dharmsala, nel nord dell'India. Il leader tibetano ha quindi spiegato di essere rimasto in silenzio finora, ma di aver poi avvertito la "responsabilità morale" di parlare. "I cinesi ci accusano sempre della violenza, ma se i tibetani stessero impazzando, i mezzi di informazione sarebbero stati invitati", ha osservato, rispondendo alle accuse del premier Wen Jiabao che ha addossato "alla cricca del Dalai lama" la colpa di essere dietro gli incidenti sostenendo di avere numerose prove di quanto afferma. "Chiedo al primo ministro che per favore mi faccia vedere queste prove", gli ha risposto il Dalai Lama.

12.15 - Residenti di Lhasa, la capitale del Tibet dove venerdì e sabato scorso si sono svolte violente manifestazioni anti-cinesi, hanno detto oggi che la situazione sta gradualmente tornando alla normalità. Il quartiere centrale della città intorno al tempio del Jokhang rimane tuttavia off limits, almeno per gli stranieri, hanno detto testimoni contattati per telefono dall'Ansa. Secondo le stesse fonti la presenza di militari nella città è massiccia, i principali incroci sono presidiati da mezzi corazzati e i posti di blocco sono frequenti. L'ultimatum lanciato dalle autorità ai ribelli, "consegnatevi se volete essere trattati con clemenza" è scaduto la notte scorsa senza che la situazione sul terreno sia mutata.

12.00 - "Il Dalai Lama è il simbolo della pace e della difesa del suo pacifico popolo ma come sempre accade con i regimi ad essere accusato da parte del carnefice è proprio la vittima! Adesso la comunità internazionale prenda subito posizione e si schieri al fianco del Dalai Lama e del popolo tibetano e metta in mora gli assassini dei popoli". Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord e Vice Presidente del Senato.

11.45 - "La situazione in Tibet è grave, ci preoccupa". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, spiegando che oggi, nell'incontro convocato alla Farnesina con l'ambasciatore cinese, saranno espresse le preoccupazioni del governo italiano, "la richiesta che cessi la repressione, che possano andare in Tibet gli osservatori internazionali e che si apra un dialogo col Dalai Lama in vista di soluzioni possibili che non mettano in discussione l'integrità della Cina".

11.30 - "Il governo di Pechino consenta alla stampa internazionale di documentare quanto sta accadendo in Tibet o altrimenti mancheranno le condizioni per poter seguire le Olimpiadi". Lo afferma in una nota diffusa a Firenze Stefano Marcelli, presidente dell'Associazione per la libertà di stampa Information safety and freedom (Isf). "La Repubblica cinese - continua Marcelli nella nota - è da anni uno dei principali nemici della libertà di stampa come dimostra il lungo elenco di giornalisti arrestati, aggrediti e uccisi e di testate cartacee e web chiuse a centinaia negli ultimi anni. La Cina ha varato, con la complicità di importanti società informatiche come Yahoo, il primo e più vasto piano di censura del web che sia stato messo in atto nel mondo. Ora , pretende di censurare anche la stampa internazionale, impedendo ogni forma di documentazione indipendente dei drammatici eventi in atto in Tibet. Un atteggiamento di questo tipo - conclude Marcelli nella nota - fa cadere le condizioni basilari perchè si possano tenere i Giochi Olimpici della prossima estate".

11.00 - "La repressione attuata in Cina nei confronti del Tibet impone una seria riflessione da parte della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani e religiosi nel Paese. È necessario proteggere e favorire ogni forma di autentico dialogo ed impegno in favore della pace. Al contrario bisogna condannare ogni forma di autoritarismo e violenza tesi a stroncare la libertà religiosa, di espressione o di pensiero". Lo sottolinea Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc. "La religione - aggiunge - è ancora una volta considerata una minaccia dai regimi totalitari, non si possono ignorare le iniziative silenziose di decine di tibetani in esilio scesi in piazza in varie città del mondo per affermare il diritto all'autonomia religiosa e culturale. L'UDC - conclude - è con il Tibet e con la libertà".

10.35 - Parlando a Dharamsala, nel suo quartier generale in India, il Dalai Lama ha detto che l'indipendenza del Tibet non è all'ordine del giorno e che la violenza è comunque un fatto negativo. Il leader spirituale tibetano ha aggiunto che "bisogna avere buone relazioni con la Cina e non bisogna sviluppare sentimenti anticinesi. Dobbiamo vivere fianco a fianco", ha esortato.

10.15 - Il Dalai Lama ha detto di essere pronto alle dimissioni se la situazione degenera e diventa incontrollabile. La dichiarazione è arrivata durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio. Il leader spirituale dei tibetani, accusato dalla Cina di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa, ha detto di avere come "unica opzione le dimissioni se le cose vanno fuori controllo".

9.35 - Il candidato favorito nelle elezioni per il nuovo presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou, ha dichiarato che "non esclude" di boicottare le Olimpiadi di Pechino "se continuerà la repressione contro i tibetani".

9.12 - Il Giappone ha respinto oggi qualunque idea di boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, ventilata da più parti per rispondere alla repressione cinese in Tibet, ma ha chiesto alla Cina di operare per una gestione trasparente della crisi. Il ministro degli Esteri Masahiko Komura ha risposto «no» a chi gli chiedeva se Tokyo avrebbe sostenuto il boicottaggio dei Giochi e ha aggiunto: "Per il bene della Cina, è meglio che sia il più possibile aperta e trasparente". Komura ha inoltre detto che "nonostante sia una questione interna, è normale che la comunità internazionale di interessi dei problemi dei diritti umani". L'appello dei militanti tibetani ad un boicottaggio di Pechino 2008 non ha finora ricevuto adesioni significative.

8.39 - "Vi sono abbondanti fatti e numerose prove che dimostrano come questo incidente sia stato organizzato, premeditato, ideato e fomentato dalla cricca del Dalai Lama". Con queste parole Wen Jiabao, premier cinese, ha risposto oggi nel corso di una conferenza stampa a Pechino ad una domanda sugli scontri in Tibet, pronunciandosi per la prima volta su quanto sta accadendo a Lhasa. "Questo - ha aggiunto - ha rivelato che le ripetute dichiarazioni da parte della combriccola del Dalai Lama sul fatto che non stanno perseguendo l'indipendenza, ma il dialogo pacifico, altro non sono che bugie". Wen ha poi respinto le accuse mosse ieri a Pechino dal Dalai Lama: "Le affermazioni secondo cui il governo cinese è impegnato in un cosiddetto genocidio culturale sono menzogne", ha affermato, assicurando che la Cina intende continuare a "tutelare la cultura...in Tibet". "Continueremo ad aiutare il Tibet a favorire un miglioramento della vita delle persone appartenenti a tutti i gruppi etnici", ha affermato. "Non avremo mai esitazioni a questo proposito". Quanto alla possibilità di un dialogo diretto con il Dalai Lama, Wen ha dichiarato che «anche in queste circostanze, la nostra posizione originale resta invariata". "Dal momento in cui - ha dichiarato - il Dalai Lama è disposto a rinunciare alla cosiddetta "indipendenza del Tibet"...la nostra porta è aperta".

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