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Direzione Pd: Bersani apre a M5S e Scelta Civica. Renzi lascia senza intervenire

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La direzione del Pd era la tappa più attesa dai vertici del partito per mettere sul tavolo le proprie carte: Pierluigi Bersani ha formalmente vinto le elezioni politice, anche se il Senato è di fatto senza maggioranza. Tocca al centrosinistra, come ha ribadito oggi, avanzare una proposta di governo che possa trovare l'appoggio delle altre forze parlamentari. L'interlocutore privilegiato è il Movimento 5 Stelle, ma il dialogo non è semplice. Quel che sembra oggi più chiaro, dopo il vertice al Nazareno, è che l'ipotesi di un governissimo con il Pdl sia da escludere, a maggior ragione dopo le inchieste giudiziarie per corruzione che hanno coinvolto Silvio Berlusconi in relazione alla cosiddetta "compravendita dei senatori".

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Bersani conferma che chiederà al Capo dello Stato di affidargli l'incarico, per provare a trovare in Parlamento i voti necessari per la fiducia: "Gli altri partiti non possono offrire qualcosa di meglio per la governabilità, non hanno le intenzioni né i numeri (...) Tocca a noi fare la proposta e ribaltare lo schema, senza accordi politici fuori dal Parlamento". Il segretario apre ad una prospettiva di governo che includa Grillo e Monti, invitando tanto il Movimento 5 stelle quanto la coalizione centrista Scelta Civica ad un confronto sui temi cruciali per il Paese: "Siamo pronti a corresponsabilità istituzionali", ha detto Bersani, precisando però che accordi politici con il centrodestra non sono "praticabili". A Grillo ha lanciato l'ennesimo appello: "Davanti al Paese ognuno si prenderà le sue responsabilità, anche chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare". E a Monti, nonostante i suoi numeri in Parlamento siano tutt'altro che decisivi, Bersani ricorda che "la proposta del Pd è rivolta anche a Scelta Civica".

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L'unico fuori dai giochi sarebbe dunque Silvio Berlusconi, cui pure Massimo D'Alema nei giorni passati sembrava aver teso una mano. Oggi è lo stesso ex premier a ribadire che un'alleanza con il Cavaliere sarebbe dannosa per il Pd: "Non possiamo rinunciare a fare un discorso sulla destra e alla destra. La destra esiste. Io mi rammarico del fatto che in un momento così drammatico non sia possibile in questo paese una risposta in termini di unità nazionale. Purtroppo non è possibile e l'impedimento si chiama Silvio Berlusconi". Sulla stessa linea anche Dario Franceschini, che condivide il no a Berlusconi perchè "con tutto quello che ha fatto non è possibile fare un percorso con lui", ma ammonisce anche il Pd per la mancata alleanza con i centristi: "Allarghiamoci non ci rinchiudiamo. Se fossimo stati insieme a Monti avremmo preso il 40% e avremmo vinto le elezioni - ha dichiarato, guardando anche alle prossime tornate elettorali - C'è il turno delle amministrative, da giocare con il doppio turno. A partire da Roma, vediamo se c'è lo spazio per allargare il nostro campo, dato che l'avversario al ballottaggio potrebbe essere Grillo".

La proposta di Bersani, largamente condivisa, è di presentarsi alle Camere rinnovate con un programma in otto punti per un esecutivo "di cambiamento che apra la strada alla legislatura". I pilastri della proposta sono quelli anticipati settimana scorsa a Repubblica: "Uscire dalla gabbia dell'austerità. Poi misure urgenti sul blocco sociale; riforma della vita politica e pubblica - ha spiegato il segretario Pd - Voltare pagina sulla giustizia e l'equità, una norma contro il conflitto di interesse e doppi incarichi". Poi i temi cari ai grillini, su cui si spera di strappare la fiducia, come "economia verde e sviluppo sostenibile", ma anche provvedimenti sui diritti civili che non fanno propriamente parte del programma del Movimento 5 Stelle, come "l'apertura ai matrimoni gay e alla cittadinanza a chi è nato in Italia". Infine più attenzione a "istruzione e ricerca".

Non sono mancati i distinguo da parte di esponenti del partito come Fioroni (preoccupato della rincorsa ai grillini) e Ranieri (che insiste sulla necessità di "un governo del Presidente"). Attesissimo l'intervento di Matteo Renzi, che invece ha lasciato la direzione senza dire una parola, nè in riunione nè ai giornalisti all'uscita. Renzi è andato via poco prima dell'intervento di Massimo D'Alema. Ieri sera a Ballarò ha confermato la sua intenzione di restare fedele a Bersani, per questo non ha intenzione di proporsi come premier del nuovo governo: "Ho perso le primarie, crede che io possa rientrare dalla porta di servizio? - ha detto a Giovanni Floris - Farò qualcosa quando vincerò".

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