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Doppio scontro: Veltroni - Alemanno, Napolitano - La Russa

Walter Veltroni ha deciso di dimettersi dal comitato per il museo della Shoah, in polemica con le recenti affermazioni di Gianni Alemanno che ha definito "male assoluto" non il fascismo ma le leggi razziali.

Così il sindaco di Roma ieri su Corriere.it: Per lei il fascismo fu il male assoluto? "Non lo penso e non l'ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale". Commenta la news

Oggi Alemanno ha corretto il tiro: "Per il sottoscritto comprendere la complessità storica del fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona fede, non significa non condannare senza esitazione l'esito liberticida e antidemocratico di quel regime". Ha inoltre auspicato un ripensamento di veltroni in merito alle dimissioni dal museo della Shoah.

Ma la giornata di oggi è politicamente complessa. Ignazio La Russa, a Porta San Paolo per ricordare il 65° anniversario della difesa di Roma dalle truppe di occupazione naziste, ha sostenuto la tesi di Alemanno: "Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Rsi, soggettivamente dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli angloamericani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".

La replica alle parole del ministro della difesa è arrivata, dopo pochi minuti e nella stessa sede, da molto più in alto. E'il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a sottolineare: "La Resistenza andrebbe forse ricordata nella sua interezza" e per questo ho parlato di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane e quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l'adesione alla Repubblica di Salò".

Corrado Guzzanti - Fascisti su Marte

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