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E' morto Enzo Biagi: il cordoglio dell'Italia

Si è spento serenamente questa mattina, poco prima delle otto, Enzo Biagi (lascia il tuo ricordo e guarda le foto della carriera e quelle della camera ardente, aperta fino a domani). L'Italia perde uno dei giornalisti più autorevoli degli ultimi tempi e il mondo politico e giornalistico si riunisce in un commosso ricordo.

Il Presidente Giorgio Napolitano in un messaggio inviato ai familiari del giornalista deceduto questa mattina, lo ricorda così: "Egli ha rappresentato uno straordinario punto di riferimento ideale e morale nel complesso mondo del giornalismo e della televisione, presidiandone e garantendone l’autonomia e il pluralismo. Il suo profondo attaccamento, sempre orgogliosamente rivendicato, alla tradizione dell’antifascismo e della Resistenza lo aveva condotto a schierarsi in ogni momento in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana".

Anche il Presidente del Consiglio Prodi, con sincera e commessa partecipazione, lo ha definito: "un grande maestro dell’informazione, che ha portato nelle case degli italiani con puntuale attenzione e sensibilità giornalistica le notizie e i commenti di tanti eventi della nostra storia di questi decenni, attraverso la carta stampata, gli schermi televisivi, e i numerosi libri di successo. Figura storica del giornalismo, si è battuto sempre per la salvaguardia della libertà dell’informazione e del Paese".

Sergio Zavoli ha ricordato il collega ed amico di sempre ai microfoni della trasmissione radiofonica di Radio3, Radio3Mondo. "come Fellini, Biagi aveva "lo stesso disincanto apparente, la piccola ironia messa nel racconto del proprio stato. Con Enzo abbiamo passato una vita insieme, era una persona di straordinarie qualità umane".

Il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, questa mattina dal nuovo programma di canale 5 di Maurizio Belpietro, a proposito della polemica legata al cosiddetto "editto bulgaro", ha dichiarato: "Per Biagi questo fu un brutto momento, però non credo che avrebbe voluto essere ricordato oggi per quell episodio. Biagi è stato un grande, veramente uno dei numeri uno del giornalismo italiano e, come capita ai numeri uno del giornalismo, incappano anche in polemiche con i poteri costituiti".

Era il 18 aprile del 2002 quando il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo una durissima campagna elettorale, puntò il dito contro Biagi, Luttazzi e Santoro, per quello che passerà alla storia come "l'editto bulgaro". "Vorrei sapere quale reato ho commesso: stupro, assassinio, rapina?" chiedeva Biagi a caldo commentando in quel giorno le affermazioni di Berlusconi. "Questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto dopo 814 trasmissioni, ma non tocca a lei Berlusconi licenziarmi", commentava così il giornalista che chiuderà la sua trasmissione il 31 ottobre dello stesso anno.

Il Fatto, lettera a Berlusconi


Il ritorno dopo l'editto bulgaro

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