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Elezioni 2013: che cosa succede ora? Tutti i possibili scenari

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Le elezioni 2013 hanno consegnato il loro verdetto: Pdl vincitore di un soffio al Senato, Pd di una manciata di voti alla Camera e M5S primo partito. Una situazione che per gli analisti, italiani e stranieri, significa una sola cosa: ingovernabilità. Ma che cosa vuol dire? Sarà necessario tornare subito al voto, come prospettato ieri sera da Enrico Letta (che poi però ha 'ammorbidito' i toni), oppure è possibile immaginare un 'governissimo', fatto da una strana maggioranza e/o guidato da una figura super partes? E in tutto questo, cosa succederà con l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, dal momento che il mandato di Giorgio Napolitano scade il 15 maggio?

Elezioni 2013, risultati definitivi: Senato ingovernabile, Camera al centrosinistra

Accantonando per un momento il primo quesito, per rispondere al secondo è necessario farsi subito un'altra domanda: se sarà 'grande coalizione', tra chi sarà? L'ago della bilancia, diversamente dalle previsioni della vigilia, non è il centro di Mario Monti, ma il M5S di Beppe Grillo, che si è dichiarato programmaticamente non interessato a fare "inciuci o inciucini" e che ha annunciato che valuterà le singole proposte di volta in volta. Che non vuol dire niente, almeno in questa fase, perché prima di discutere di checchessia è necessario formarlo, un governo. Dunque, chi dialogherà con il M5S? Il Pdl? Oggettivamente improbabile. Il Pd? Meno improbabile, ma non per questo possibile.

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La soluzione 'altra' diventa allora un'intesa tra il centrosinistra e il centrodestra, dopo un anno di collaborazione forzata sotto la guida dei tecnici e una campagna elettorale a dir poco 'al vetriolo', con entrambe le parti che hanno giurato più volte che mai e poi mia avrebbero di nuovo collaborato. Eppure, potrebbe essere l'unica soluzione per uscire dall'impasse, con i grillini a fare quello che vanno dichiarando da mesi: ovvero i 'controllori' della casta.

Bene, ma se grande coalizione (di qualunque tipo) sarà, che cosa farà? Governerà fino alla prossima (inevitabile e presumibilmente rapida) crisi, oppure 'traghetterà' il Parlamento verso l'approvazione della nuova legge elettorale e quindi, di fatto, porterà di nuovo gli italiani al voto? Perché lo stallo cui si assiste oggi è dovuto al cosiddetto Porcellum, che regala il premio di maggioranza alla Camera alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti (in questo caso il centrosinistra) e al Senato a quella che ne ottiene di più su base regionale (in questo caso il centrodestra, che ha più seggi perché ha vinto nelle Regioni chiave, ovvero quelle più 'popolose').

Ma un simile governo può trovare un'intesa su una nuova legge elettorale, dopo che per mesi, in una situazione relativamente più 'calma', non c'è riuscito? Senza contare che prima di arrivare a questo punto è necessario che i nuovi deputati e senatori si registrino nella rispettiva Camera d'elezione, poi che si eleggano il Presidente della Camera e quello del Senato e quindi che si formi materialmente il nuovo governo. Con tanto di Premier. Fattibile? A questo processo sovrintende il Capo dello Stato, ma Napolitano riuscirà a trovare una quadra al rompicapo uscito dalle urne e al Parlamento spaccato che si prospetta?

Se ci riuscisse, il governo così formato avrebbe anche il compito di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, un altro probabile motivo di impasse, dal momento che centrosinistra e centrodestra hanno dichiarato e/o lasciato intuire di pensare a personalità diverse per il Colle. Ma nella migliore delle ipotesi, il nuovo Capo dello Stato sarebbe l'unico a poter sciogliere le Camere - entrambe o una sola, ovvero il Senato - dal momento che Napolitano è ormai entrato negli ultimi sei mesi di mandato e in base alla Costituzione Italiana non può più farlo.

Dunque, che cosa accadrà? Per ora le due grandi coalizioni stanno prendendo tempo e 'sondando' il terreno. Dal Pd, per esempio, dopo i proclami di ieri di tornare subito al voto oggi la tendenza è di "valutare", "capire", e lo stesso Silvio Berlusconi a La Telefonata di Belpietro ha lasciato intendere che l'Italia in qualche modo va governata. Ma il mondo e soprattutto i mercati non aspettano: bisogna agire. Eppure sembra che sia proprio l'unica cosa infattibile.

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