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Elezioni 2013, risultati definitivi: Senato ingovernabile, Camera al centrosinistra

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Ingovernabile. E' questa l'unica certezza che le urne ci consegnanno sul nuovo Parlamento, con un Senato in cui nessuno ha la maggioranza per governare e una Camera in cui il premio di maggioranza per la coalizione vincente scatta per poche migliaia di voti. Lo scenario di incertezza totale che si profila è suffragato da numeri-shock che segnano la debacle del centrosinistra, che secondo i sondaggi avrebbe dovuto superare gli avversari di diverse lunghezze, e la rimonta del Pdl guidato da un redivivo Berlusconi. Su tutti, si innalza il successo di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, primo partito alla Camera e ormai soggetto politico imprescindibile per la governabilità del paese.

Elezioni 2013: tutti i possibili scenari post-voto

Al Senato riesce a spuntarla il centrodestra dopo un testa a testa con la coalizione di Bersani: il dato è talmente risicato che non esiste comunque una maggioranza assoluta, cioè nessuna coalizione ottiene i 158 seggi necessari per governare. A Palazzo Madama il Pd è primo partito in termini assoluti, con oltre 3 punti di vantaggio rispetto al M5S, mentre batte il centrodestra con solo lo 0,9% dei voti in più. Ma i seggi assegnati su base regionale vedono la coalizione di Bersani con 3 senatori in meno rispetto al centrodestra.

Secondo i dati definitivi del Viminale, a scrutinio concluso (esclusi i 6 seggi della circoscrizione estero), la coalizione di centrosinistra conquista 113 seggi contro i 116 del centrodestra. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ottiene 54 senatori, "Con Monti per l'Italia" 18, altri 1 seggio. Complessivamente la coalizione di centrosinistra conquista il 31,63% dei consensi, con il Pd primo partito a Palazzo Madama al 27,43%, Sel al 2,97% e il Centro democratico di Tabacci allo 0,53% (non raggiungono il punto percentuale le altre liste, Megafono-Lista Crocetta allo 0,45%, il Psi allo 0,18%, i Moderati 0,04%). Ridottissima la distanza dalla coalizione di centrodestra, che ottiene complessivamnete il 30,72% dei consensi, con il Pdl al 22,30%, la Lega Nord al 4,33%, Fratelli d'Italia all'1,92%, (non raggiungono il punto percentuale La Destra di Storace allo 0,72%, il Partito Pensionati allo 0,40%, Grande Sud allo 0,39%, Moderati in Rivoluzione di Samorì allo 0,32%). Risultato straordinario per il Movimento 5 Stelle di Grillo, che conquista il 23,79% e si attesta come secondo partito a Palazzo Madama. La coalizione di Mario Monti ottiene il 9,13%, mentre le liste Rivoluzione civile (1,79%) e Fare per fermare il declino (0,90%) sono ben lontane dalla soglia di sbarramento dell'8% per l'ingresso al Senato.

Il quadro del Senato risulta dunque così suddiviso:

CS: 113 Seggi

CD: 116 Seggi

M5S: 54 Seggi

CMI: 18 Seggi

ALTRI: 1 seggio

Alla Camera dei Deputati il centrosinistra ottiene la maggioranza assoluta dei deputati superando il centrodestra con solo lo 0,37% dei voti: tanto basta per assegnarle il premio di maggioranza ed ottenere così 340 deputati. La coalizione di Bersani conquista il 29,54%, di un soffio davanti al 29,18% del centrodestra, che si ferma a 124 seggi. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ottiene un risultato clamoroso alla Camera: col 25,55% è il primo partito a Montecitorio (108 deputati), davanti al Pd col 25,41% e al Pdl fermo al 21,56%. Il centro di Mario Monti conquista il 10,56% ed ottiene 45 deputati. Anche alla Camera sono esclusi sia Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, che si ferma al 2,25%, sia Fare per fermare il declino di Oscar Giannino, all'1,12%. Questo lo scenario che si profila alla Camera:

CS: 340 Seggi

CD: 124 Seggi

M5S 108 Seggi

SCM: 45 Seggi

La legge elettorale prevede alla Camera, oltre allo sbarramento al 4% per i partiti che si presentano da soli, anche la soglia del 2% per i partiti e movimenti che si presentano in coalizione. Dunque eleggono deputati, oltre ai partiti maggiori (Pd, Pdl e M5S), la Lega Nord, Scelta civica, Sel e anche il primo partito sotto il 2% in una coalizione, quindi Udc, CD e Fratelli d'Italia. Sono fuori invece Futuro e libertà per l'Italia di Gianfranco Fini, Rivoluzione Civile, Fare, Radicali e La Destra. Fuori dal Parlamento anche l'Idv di Antonio Di Pietro, che era confluito in Rivoluzione civile.

Il dato più sorprendente è certamente quello del Movimento 5 Stelle, che peraltro non era presente alle elezioni politiche del 2008 ed è risultato il primo partito d’Italia con il 25,5% dei voti alla Camera. Rispetto alle precedenti elezioni politiche, hanno perso voti tutti i partiti tradizionali, sia il Pdl (dal 37,4% del 2008 al 21,5%), la Lega Nord (dall’8,3% al 4%), il Pd (dal 33,2% al 25,4%), l’Udc (dal 5,6 all’1,8%). In caduta libera anche l’Idv che nel 2008 ottenne il 4,4% dei voti.

Altro dato importante, quello sull'affluenza in calo: secondo i dati del Viminale, per il Senato ha votato il 75,2% degli italiani, per la Camera il 75,17%, con un calo di 5 punti rispetto alle precedenti elezioni politiche del 2008, quando al Senato votò l'80,69% e alla Camera l'80,5%.

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