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Elezioni in Catalogna, indipendenza dalla Spagna vicina: maggioranza secessionista con 47,8% dei voti

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La Catalogna getta le basi per l’indipendenza dalla Spagna con un voto dall’esito inequivocabile: la vittoria, anche se non plebiscitaria, del fronte secessionista alle elezioni regionali del 27 settembre, segna un passo decisivo verso la richiesta formale di distacco da Madrid dopo decenni di convivenza più o meno forzata con le istituzioni centrali.

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Leggermente inferiore ai dati degli exit poll che davano i partiti indipendentisti vicinissimi alla maggioranza assoluta il risultato definitivo della coalizione Junt pel Sì e Cup, destinataria di un 47,8% dei consensi alle urne con 72 seggi sui 135 complessivi dell’Assemblea, comunque sufficienti a governare la Regione portando avanti fino allo step decisivo la causa della secessione.

Netto il margine a favore del primo raggruppamento, il JXSì che conta il 39,6% di voti certificato dallo scrutinio di oggi, sugli “inseguitori” della formazione Ciudadanos e del Psoe, il primo salito al 17,9% e il secondo fermo al 12,7 con una netta perdita sulla precedente tornata elettorale, entrambi fedeli a Madrid così come il Partito Popolare di Rajoy messo all’angolo dal popolo della Catalogna (poco sopra l’8% alle consultazioni di domenica) ma comunque deciso a “garantire l’unità della Spagna.

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Il rassemblement di forze politiche destinato ad amministrare la Regione sulla scorta dell’investitura popolare del 27 settembre sarà composto dal blocco “Junt pel Sì” e dal Cup, quest’ultimo espressione dell’estrema sinistra favorevole alla separazione dallo Stato centrale finora estraneo all’area della maggioranza.

Botta e risposta a distanza tra i vincitori delle elezioni in Catalogna e gli sconfitti: al tweet “senza rancore, addio Spagna del leader dell’ala radicale della coalizione secessionista Antonio Banos ha risposto con un eloquente “mandiamo un messaggio di tranquillità da parte del Governo la dirigenza del Pp.

Compito del fronte per l'indipendenza di Mas, nelle prossime settimane, aprire una trattativa (o agire unilateralmente) con l’esecutivo a guida conservatrice di Madrid presieduto da Mariano Rajoy, ancora politicamente “forte” in virtù dei consensi raccolti dal dal Partito Popolare alle ultime elezioni generali nel Paese iberico.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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