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Elsa Fornero contro Monti: "Io rischiavo di finire dallo psicologo, lui pensava alla campagna elettorale"

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Sa bene Elsa Fornero che sulle scelte politiche indietro non si torna e che le “lacrime e sangue” targate Monti non sono state una parentesi casuale determinata dal capriccio di un presidente del Consiglio.

La lunga contesa tra governo e parti sociali sulla platea degli esodati: quanti sono?

Ma qualche sassolino dalla scarpa l’ex responsabile del Welfare, a distanza di 2 anni, vuole finalmente toglierselo insieme all’etichetta di cattiva della squadra di tecnici di scuola bocconiana subentrati all’esecutivo di centrodestra alla fine della passata legislatura.

La riforma del lavoro e il doloroso strascico degli esodati sono stati il non proprio rassicurante biglietto da visita presentato dalla Fornero all’opinione pubblica pochi mesi dopo l’insediamento al governo, con tanto di foto-ricordo del pianto scappato alla ministra nell’atto della presentazione dei primi sacrifici per migliaia di pensionati.

Giusto passare alla storia come lady di ferro spietata in un contesto di moderati? Evidentemente, al gioco di accollarsi quasi in toto le responsabilità per le misure rigoriste tanto contestate da una parte non minoritaria dell’opinione pubblica italiana, la professoressa piemontese non ci sta più, specialmente adesso che le velleità elettorali del Senatore sembrano tramontate definitivamente.

(Aumento della disoccupazione, Elsa Fornero invoca più flessibilità)

In un’intervista al Fatto Quotidiano, Elsa Fornero ha aperto un piccolo fronte di polemica col fondatore di Scelta Civica, accusato in modo piuttosto esplicito di aver cavalcato l’onda del governo per coltivare progetti personali ambiziosi, evidentemente sulle spalle degli uomini di punta del suo esecutivo.

“Ho gestito il tempo alzandomi presto, lavorando e viaggiando per non finire in analisi dallo psichiatra, sanguinavo come San Sebastiano e dovevo stare zitta” ha confessato la madrina della riforma-esodati al giornale di Padellaro e Travaglio, affondando poi il coltello sulla “campagna elettorale” di Mario Monti nel periodo più difficile dell’esperienza dei tecnici, mentre l’allora ministro del Welfare “soffriva” per sacrifici imposti ad una vasta platea di lavoratori in età pensionabile.

In positivo, al contrario, il passaggio su Enrico Letta premier, prosecutore dell’opera del Professore ed estimatore della prima ora dei singoli esponenti della compagine “bocconiana”, a partire dai più impopolari: “Mi ha ringraziato per le riforme fatte, con una telefonata che all’epoca mi aiutò molto” ha rivelato al Fatto Elsa Fornero, non prima di aver rifilato un’altra stilettata a Monti, il quale “ha sbagliato a candidarsi in quanto espressione di un governo tecnico tenuto a mantenersi lontano dai giochi dalla politica.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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