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Enrico Letta a Che tempo che fa: "Ho lottato per un governo di centrosinistra"

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E' un Enrico Letta a 360° quello quello che domenica sera è stato da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Il premier infatti ha toccato tutti i temi principali dell'attuale situazione politica, sociale ed economica italiana, facendo anche un'ammissione 'pesante': "Io ho lottato per un governo diverso, di centrosinistra, ma una legge elettorale balorda ha creato l'ingovernabilità e va cambiata assolutamente".

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Parole che hanno fornito a Fazio l'assist per chiedere al premier se è d'accordo con Massimo D'Alema circa l'abrogazione del cosiddetto Porcellum: "Nel discorso alle Camere ho detto che la cosa più rapida da fare penso sia abolire questa legge elettorale e far rivivere quella precedente (il Mattarellum, ndr)", ha risposto Letta, aggiungendo che "si può fare con una legge ordinaria, ma la riduzione del numero dei parlamentari va fatto con una legge costituzionale, quindi la procedura è più lunga" e concludendo: "Volendo bastano 7-8 mesi, ma bisogna farla con la maggior determinazione possibile".

Poi il premier ha parlato di Imu, altro tema caldo, su cui proprio oggi è tornato anche Silvio Berlusconi, minacciando di togliere la fiducia al neonato governo se non sarà abolita. "L'Imu non è un progetto di Berlusconi", ha detto il premier, spiegando che "il suo superamento faceva parte dei programmi di tutti e tre i partiti politici che sostengono il governo: anche il Pd aveva il superamento come uno dei piani essenziali" e ribadendo: "Intanto interverremo per sospendere la rata di giugno con un decreto".

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Sull'emergenza sociale rappresentata dal lavoro e sugli argomenti a essa correlati, quali la cassa integrazione e gli esodati, Letta è stato molto chiaro: "Il governo non deve mettere le toppe, che a volte sono peggio del buco", ma "deve riformare". Dunque, per quanto riguarda il primo punto, "abbassare le tasse sul lavoro per i neo assunti", contrastando così la disoccupazione giovanile, è una priorità, così come la "staffetta generazionale": "Vediamo se si crea un meccanismo per cui invece di andare seccamente in pensione si prevede una uscita graduale accompagnato da un ingresso graduale per chi entra nel mercato del lavoro", ha spiegato il premier. "Serve una riforma della cassa integrazione", ha quindi dichiarato Letta, garantendo che il governo interverrà "immediatamente", così come darà "una risposta" al problema degli esodati.

Progetti realistici? "Noi non chiederemo di fare nuovi debiti, perché l'Italia ne ha fatti troppi in passato e li pagano le giovani generazioni", ha detto il premier, aggiungendo: "A nome di una generazione penalizzata, penso di dovermi prendere un impegno: mai più i debiti". Parole che non rispondono però a quello che è un problema reale, la UE. "Ho detto che l'Italia non vuole sbracare, vuole mantenere gli impegni presi, ma non possiamo più accettare che l'Europa sia solo tagli tasse e austerità", ha dichiarato Letta, che dovrà dunque trovare il modo di far ripartire l'economia e garantire gli ammortizzatori sociali senza disattendere le aspettative dei partner europei, a partire proprio dalla sospensione/trasformazione/abolizione dell'Imposta municipale unica e dall'Iva, che ha detto di non voler aumentare, come era nei programmi del precedente governo.

In merito all'odierna polemica sulla cittadinanza italiana ai figli di immigrati, sollevata da alcune affermazioni del ministro Cècile Kyenge a In mezz'ora, Letta ha promesso: "Io ci metterò del mio meglio", pur non garantendo miracoli (consapevole della strana - e precaria alleanza - che tiene in piedi il suo governo): "Dovremo vedere se ci sono le possibilità di fare delle intese". Infine, sul finanziamento pubblico ai partiti ha dichiarato: "Nel programma c'è l'abolizione", così come "la riduzione dei costi della politica", mentre "se ci saranno tagli a cultura e ricerca mi dimetterò".

L'ultima riflessione di Letta è stata poi per il Pd: "In un passaggio drammatico non ce l'abbiamo fatta, si sono messi in evidenza i limiti", ha detto il premier, aggiungendo che "ora ci vuole un congresso che a mio avviso deve essere fondativo" per scegliere un segretario e per dare a iscritti e militanti l'occasione per "indicare la rotta del Pd, che per me resta un'idea vincente di unire le differenze".

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