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Enrico Letta a Otto e mezzo sulla legge di Stabilità: "14 euro in più in busta paga? Falsità per farci male"

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di Claudia Gagliardi

Ospite di Llli Gruber a Otto e mezzo, Enrico Letta si lancia nell'elogio della stabilità, difende la manovra finanziaria dalle critiche di partiti e sindacati e si toglie qualche "sassolino che mi ha dato noia". Uno su tutti, il presunto aumento di 14 euro in busta paga per i lavoratori in conseguenza dell'abbattimento del cuneo fiscale: "Non è così. E' un'operazione mediatica, una cifra fasulla inventata per farci del male" ha commentato il premier il premier.

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Tornato in tv in uno dei momenti più difficil per il suo governo, Enrico Letta difende una legge di stabilità che ha scontentato praticamente tutti: i falchi del Pdl si sono lamentati dello scarso intervento sulla detassazione per imprese e famiglie, il Pd ha lamentato disattenzione nei confronti dei precari, Scelta civica si è lacerata fino alle dimissioni di Mario Monti, fondatore e presidente del soggetto politico. Secondo Letta, seppure a piccoli passi, la legge va nella direzione giusta, ma non tutto è nelle mani del governo: "Abbiamo messo cinque miliardi di tasse in meno e abbiamo detto a Parlamento e parti sociali di concentrarli su chi ha più bisogno. Sta a loro discuterne. Ma la cosa dei 14 euro se l'è inventata qualcuno per farci del male. In Italia se qualcuno fa qualcosa, parte un grandissimo sforzo per denigrarlo". E soprattutto, ha rivendicato Letta, questa legge segna un'inversione di tendenza rispetto al passato: "Nelle ultime due manovre c’erano più tasse, questa è neutra, dal punto di vista fiscale aumenta la pressione su attività finanziarie e banche mentre aiuta chi vuole creare lavoro. Ma si può migliorare e ne discuteremo con sindacati e Parlamento".

Affrontando la questione delle polemiche innescate da Mario Monti dopo il passaggio al gruppo Misto, il Presidente del Consiglio ha cercato di minimizzare: "Ci chiariremo ma non entro in polemica - ha detto Letta rispondendo alla domanda sulle perplessità sollevate dall'ex premier in merito alla manovra - Non condivido le critiche ma non voglio infilarmi in polemiche che non hanno a che fare con le cose concrete. Con Monti ci vedremo".

Altre critiche sono arrivate dal fronte delle parti sociali. Le tre sigle sindacali confederali, Cgil, Cisl e Uil, hanno indetto uno sciopero di 4 ore che si terrà a metà novembre per chiedere di modificare il testo della manovra, su cui hanno ribadito il giudizio negativo, mentre anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha manifestato le sue preoccupazioni: "C’è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, porcherie, di cui abbiamo larga esperienza nel passato: mi auguro che questo non avvenga". Il premier ha definito "precipitosa" la risposta dei sindacati, ma non si è detto sorpreso: "Penso che i sindacati siano liberi di fare completamente il loro lavoro, fare contratti, scioperare quando non sono contenti. Non mi scandalizzo di questa scelta". Poi ha spiegato che la legge è stata criticata "da chi ha detto che è troppo dura e chi ha detto che è troppo morbida", ma è nata per una "scelta legata alla stabilità", con misure volte "a dare certezze per un triennio. Creare stabilità è l’unico modo perché il Paese si salvi". E a chi lo accusa di essere stato troppo prudente, Letta risponde che "dalla crisi si esce passo dopo passo".

Nel suo inno alla stabilità come valore da perseguire per salvare il Paese, Letta snocciola alcune cifre sulla sua contestatissima manovra: "Questa legge di stabilità dopo 5 anni fa calare il debito generale e fa scendere il deficit annuale, fa scendere la spesa pubblica primaria, fa scendere tasse su famiglie e imprese e nelle nostre previsioni farà l'1% di crescita nell'anno prossimo. Queste cose non sono la rivoluzione, sono piccole cose". Consapevole che "il problema casa è drammatico per chi non ha reddito sufficiente", Letta ha commentato anche la manifestazione dei movimenti di sabato a Roma, specificando che qualcosa da parte del governo in quella direzione è stato fatto: "Noi abbiamo messo risorse per consentire a chi ha perso il lavoro di continuare a pagare il mutuo, abbiamo messo soldi per le giovani coppie precarie affinchè possano comprare casa".

Su un'ipotesi di rimpasto del governo Letta ha glissato ("Concentriamoci sulle cose da fare"), confermando che l'orizzonte del suo esecutivo resta il 2015 e di non aver "mai pensato di gettare la spugna". Non sono mancati commenti sulla polemica del giorno, quella che ha visto protagonista Diego Armando Maradona dopo il gestaccio in diretta tv contro Equitalia: "Non mi è piaciuto per niente, chi paga le tasse va rispettato e sono gli italiani onesti mentre in molti, come Maradona, fanno il gesto dell'ombrello" ha dichiarato Enrico Letta, specificando che la lotta all'evasione fiscale resta un obiettivo primario da perseguire per recuperare risorse che incentivino i servizi.

Enrico Letta a Otto e mezzo: "Avanti fino al 2015, mai pensato di gettare la spugna"

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