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Esercito regionale, la proposta della Lega

Lo scorso 15 marzo la Lega ha presentato una proposta di legge che prevede la creazione di eserciti regionali. Ovvero mille uomini per Regione, addestrati da Esercito e Carabinieri, pronti ad intervenire in caso di calamità, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi, ma anche pronti a mobilitarsi per l'ordine pubblico su richiesta dei governatori regionali o del Consiglio dei ministri. La proposta di legge, di cui primo firmatario è il deputato leghista Franco Gidoni, è stata annunciata ieri.

Secondo quanto previsto dal provvedimento, l'esercito regionale dovrebbe essere composto da cittadini italiani volontari, ex militari cessati dal servizio senza demerito di età inferiore ai 40 anni. Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale; i soldati regionali dovrebbero superare esami psico-attitudinali e avrebbero l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno, anche per garantire la formazione permanente del personale; la loro retribuzione sarebbe uguale alla paga giornaliera che si riceve nell'esercito e ci sarebbe l'aspettativa non retribuita per motivi di lavoro, sia nel settore pubblico sia in quello privato.

Il compito di addestrare i soldati regionali spetterebbe all'Esercito e ai Carabinieri. Ogni battaglione sarebbe composto da mille uomini e donne; le loro uniformi sarebbero identiche a quelle dell'esercito, con in più un distintivo riconducibile alla specifica regione, e avrebbero a disposizione un'arma come i carabinieri. Il Generale comandante del Corpo dipenderebbe dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri; mentre i tenenti colonnelli, che guiderebbero i singoli battaglioni regionali, risponderebbero direttamente ai presidenti delle Regioni. Il Corpo dei volontari militari, infine, non potrebbe essere impiegato fuori dall'Italia.

Nella relazione del provvedimento è scritto: 'Nella Repubblica manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di Protezione civile. L'importazione nel nostro ordinamento dell'Istituto della Guardia Nazionale permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria'.

Inutile dire che la proposta del Carroccio ha scatenato la polemica tra l'opposizione. Il capogruppo Pd nella commissione Difesa della Camera, Antonio Rugghia, ha parlato di una proposta 'pericolosa'. Il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa l'ha definita 'l'ultima grottesca provocazione della Lega', mentre Massimo Donadi dell'Italia dei Valori ha parlato dell''ultima follia leghista'.

Anche gli enti locali hanno manifestato la loro contrarietà. Secondo il governatore del Lazio, Renata Polverini, si tratta di 'un altro momento di estrema fantasia della Lega'. Parere contrario anche da parte del presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, del presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e del presidente della Regione Liguria Claudio Burlando.

Ma, a quanto pare, anche il governo non si è mostarto entusiasta. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, dagli Emirati Arabi, ha fatto sapere di non conoscere la proposta e di riservarsi di valutarla al suo rientro, ma ha anche aggiunto: 'In ogni Paese, anche il più federalista del mondo, l'esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E' una delle caratteristiche dello stato unitario. I compiti che normalmente si attribuiscono allo Stato centrale, come si chiama negli Stati federali, comprendono sempre la Difesa'.

 (foto © LaPresse)

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