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Esplode la violenza nel mondo islamico: assalto alle ambasciate occidentali

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Nel venerdì che è tradizionalmente il giorno sacro di preghiera per i musulmani, continua inarrestabile l’ondata di violenze scatenata dal film anti-Islam che ridicolizza il profeta Maometto ritraendolo come un truffatore donnaiolo e pedofilo. Un prodotto di bassissima categoria, che peraltro nessuno ha ancora visto se non nel trailer ancora presente su Youtube, che ha scatenato le proteste di centinaia di fedeli nel mondo arabo proprio in coincidenza con l’anniversario dell’11 settembre, quando è comparso sul sito internet dei copti cristiani.

Assalti alle ambasciate nel mondo islamico: le foto degli scontri

Da quel momento è esplosa una scia di proteste durissime e di attacchi alle sedi ambasciate e ai simboli occidentali non solo in Medioriente, ma anche in Africa e Asia, che sta facendo centinaia di feriti e molte vittime in tutte le principali città del mondo islamico. Così come è accaduto per l'attacco all'ambasciata Usa di Bengasi nel quale sono stati uccisi quattro diplomatici americani e che ha spinto il presidente Barack Obama ad inviare in Libia due navi da guerra. Dopo tre giorni, l’attacco alle sedi istituzionali internazionali non accenna a fermarsi.

Attacco all'ambasciata USA di Bengasi: ucciso l'ambasciatore americano in Libia

Focolai di protesta a suon di slogan anti-americani e bandiere a stelle e strisce bruciate hanno provocato morti e feriti, nessuna capitale del mondo arabo è stata risparmiata, dalla Tunisia all’Egitto al Sudan. Qui, nella città di Khartoum, le sedi diplomatiche di Germania e Gran Bretagna sono state prese d’assalto dai manifestanti, che hanno hanno issato la bandiera di Al Quaeda nella sede dell’ambasciata tedesca per poi appiccare il fuoco, per fortuna senza fare vittime. Subito dopo l’attacco è proseguito verso le ambasciate britannica e statunitense, ma anche verso le scuole dove studiano i figli di stranieri, con un bilancio provvisorio che parla di almeno tre vittime tra i manifestanti protagonisti dell’assalto all’edificio.

Obama condanna l'assalto all'ambasciata americana in Libia

Anche in Tunisia il principale obiettivo è stato l’ambasciata americana, dove sono state superate tutte le protezioni all’ingresso, imponendo di evacuare il personale diplomatico: i manifestanti si sono introdotti nell’edificio dove hanno ammainato la bandiera statunitense. Stesse scene anche in Egitto, dove la capitale è stata teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti davanti all'ambasciata americana, così come in Siria, dove si sono verificate accese proteste a Damasco nel bel mezzo della guerra civile.

Addirittura in Libano, dove è iniziata la visita del Papa, un fast-food americano è stato dato alle fiamme nella città di Tripoli, dove si registrano almeno un morto e 25 feriti negli scontri: qui il dipartimento di Stato Usa ha dislocato una truppa americana a protezione degli esponenti dell’ambasciata sotto tiro, mentre un contingente di marines è stato inviato in Yemen per proteggere l'ambasciata a Sana'a.

L’allerta riguarda anche il territorio degli Stati Uniti dove i campus dell’università di Austin, in Texas, e quella del Nord Dakota, a Fargo, sono stati brevemente evacuati in seguito a due allarmi bomba (poi rientrato). Intanto sono arrivate le salme dei quattro americani uccisi a Bengasi: l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libia Chris Stevens, un dipendente del consolato e due agenti del servizio di sicurezza. Il presidente Obama, il suo vice Biden e al Segretario di Stato Clinton ha partecipato ad una breve ed emozionante cerimonia di commemorazione.

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