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Estorisione a Berlusconi, il premier pagava Tarantini per mentire

  • LaPresse

Secondo quanto emerso dalle motivazioni del tribunale del Riesame di Napoli, per il quale il tribunale competente ad indagare sulla presunta estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è quello di Bari e che è intervenuto sui capi di imputazione dell'inchiesta (leggi la notizia), tra il premier e l'imprenditore pugliese Giampaolo Tarantini c'era un tacito accordo. Berlusconi pagava Tarantini per mentire ai magistrati.

In poche parole, Berlusconi si era impegnato ad occuparsi di Tarantini, ovvero di sostenerlo dal punto di vista lavorativo ed anche legale, e della sua famiglia, in cambio l'imprenditore pugliese doveva coprirlo con i magistrati a proposito delle escort.

Il ruolo del presidente del Consiglio sarebbe dunque cambiato. Berlusconi apparirebbe non più vittima, ma colui che ha istigato a mentire davanti all'autorità giudiziaria. Tarantini avrebbe quindi mentito in cambio di 'cospicue e continue dazioni di denaro e altre utilità'. Secondo i magistrati, l'induzione agisce sul 'comportamento processuale assunto' dall'imprenditore pugliese fin dall'estate del 2009, ovvero dall'avvio dell'inchiesta di Bari per favoreggiamento della prostituzione.

A questo punto per i giudici il premier non è più parte offesa di un'estorsione, ma deve essere indagato per 'induzione a rendere dichiarazioni false o a tacere', articolo 377, un reato punito con la reclusione da due a sei anni.

I giudici del Riesame hanno scritto: 'Alla luce delle evidenziate risultanze investigative non vi è dubbio che le dichiarazioni di Tarantini ai pm di Bari del 29 e 31 luglio 2009 risultano certamente reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando, in tal modo (...), la consumazione del reato di cui all'articolo 377 bis, posto in essere da Berlusconi'.

E ancora: 'La condotta processuale fin dall'origine assunta da Tarantini volta a tenere il più possibile indenne il presidente del Consiglio Berlusconi dai verosimili danni alla sua immagine pubblica derivanti dalla divulgazione dei risvolti più sconvenienti del processo di Bari è indotta dalla promessa (anche tacita o per facta concludentia) da parte del premier di farsi carico, dal punto di vista economico in senso lato, della situazione di Tarantini. Ebbene, per il Collegio, la descritta condotta, posta in essere da Berlusconi (con il concorso, in qualità di intermediario di Valter Lavitola) nei confronti di Tarantini (...) appare perfettamente rispondente al paradigma di cui all'articolo 377'.

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