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Estorsione a Berlusconi, il premier a Lavitola: 'Non tornare'

  • LaPresse

Lo scorso 24 agosto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sentito per telefono il direttore dell'Avanti Valter Lavitola, a Sofia per lavoro, e gli ha detto di non tornare in Italia. Ecco le indiscrezioni relative al rapporto tra i due rese note dal settimanale L'Espresso.

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E' atteso per il primo pomeriggio di martedì prossimo 13 settembre l'incontro tra Silvio Berlusconi e il capo della procura di Napoli Giandomenico Lepore nell'ambito dell'inchiesta della procura di Napoli sulla presunta estorsione ai danni del premier (leggi la notizia), in seguito alla quale sono finiti in carcere l'imprenditore pugliese Giampaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, mentre Lavitola è latitante. E in questo scenario emerge ora il contenuto di una conversazione telefonica intercorsa lo scorso 24 agosto tra Berlusconi e il direttore dell'Avanti, mentre quest'ultimo si trovava a Sofia, in Bulgaria, per lavoro.

A quanto pare Lavitola, agitato, ha chiesto al premier: 'Che devo fare, torno e chiarisco tutto?'. E Berlusconi gli ha risposto di non tornare. Il 24 agosto per Lavitola non c'era ancora alcuna misura di custodia cautelare per estorsione nei confronti del premier, ma la sua preoccupazione era grande. Il settimanale Panorama, infatti, aveva parlato dell'indagine in corso a Napoli nei confronti di Lavitola, Tarantini e Devenuto. Una fuga di notizie che non è affatto piaciuta ai pm napoletani. E' così che il direttore dell'Avanti ha deciso di alzare il telefono e chiamare il presidente del Consiglio chiedendogli cosa dovesse fare. Chiara la risposta: 'Non tornare'.

Reso pubblico il contenuto della conversazione telefonica intercorsa tra Berlusconi e Lavitola, è intervenuto l'avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini, che ha detto: 'Durante una conversazione privata e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l'altro non si conosce neppure l'autenticità o la completezza, il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire a Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti'. Aggiungendo: 'In quel momento non c'era alcun provvedimento di custodia nei confronti di Lavitola'. Le parole di Ghedini hanno comunque confermato il fatto che la telefonata tra Berlusconi e Lavitola ci sia stata.

La notizia della telefonata ha subito suscitato dure reazioni da parte dell'opposizione. La capogruppo del Pd in commissione giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, ha affermato: 'La difesa d'ufficio dell'avvocato del premier non fa alcuna chiarezza e non dà quelle certezze sulla trasparenza e la non ricattabilità richiesta ad un capo di governo. E poi davanti a Lavitola che si poneva il problema di rientrare per chiarire con l'autorità giudiziaria, quale capo del governo, rispettoso delle istituzioni, avrebbe consigliato di restare all'estero?'. Massimo D'Alema, presidente del Copasir, ha detto: 'Le vicende del premier sono ormai incommentabili'. Il vicepresidente di Futuro e libertà, Italo Bocchino, ha sottolineato il fatto che 'ci sarebbe bisogno di un passo indietro di Berlusconi'. E ha aggiunto: 'Sarà bene sapere tra poco per quale ragione Berlusconi non voleva il rientro di Lavitola, forse perché se Lavitola parla racconta gli affari sporchi che ha gestito per suo conto, compreso il dossier falso sulla casa di Montecarlo'. E il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando, ha affermato: 'Se la telefonata fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima. E' indegno che un presidente del Consiglio, invece che incoraggiare i cittadini ad andare dai giudici, ostacoli così manifestamente il corso della giustizia. Perché Berlusconi, che ha definito l'inchiesta di Napoli una montatura, dice a un inquisito di scappare?'.

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