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Fabrizio Saccomanni, dimissioni? "Italiani devono sapere la verità". Pdl all'attacco, Letta: "Piena sintonia"

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Un'intervista di Fabrizio Saccomanni a Il Corriere della Sera ed è di nuovo scontro aperto nella maggioranza. "L'Italia mantenga gli impegni sui conti pubblici o mi dimetto", è la sintesi del colloquio tra il ministro dell'Economia e il quotidiano, con Ferruccio De Bortoli che riporta che l'ex direttore generale di Palazzo Koch "la lettera non l'ha ancora scritta, ma è come se lo avesse già fatto".

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L'aut aut arriva all'indomani della constazione che il Belpaese ha sforato (anche se di poco) il limite del 3% del deficit e che, stando così le cose, "l'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per cento dal primo ottobre non appare più evitabile, e nemmeno rinviabile", scrive De Bortoli. Ma con la strenua opposizione del Pdl a un ritocco verso l'alto dell'imposta e logorato dalla scarsa familiarità con "le liturgie della politica", il ministro si vede in un vicolo cieco ed è pronto a buttare la spugna.

La road map nella testa di Saccomanni prevede infatti il reperimento immediato di "1,6 miliardi per rientrare di corsa nei limiti del 3%" e poi un accordo per una "tregua su Iva e Imu, rinviando la questione al 2014 con la legge di Stabilità che va presentata entro il 15 ottobre", ma il Popolo della Libertà non è intenzionato a cedere di un millimetro, dopo che ancora ieri il segretario Angelino Alfano ha definito il partito "sentinella anti-tasse", e dunque il ministro è convinto "che il clima politico non consenta più un discorso serio sulle finanze pubbliche, proprio nel momento in cui si cominciano a vedere i frutti dei sacrifici e il dividendo delle poche scelte rese possibili". Così, come conseguenza di questa constatazione, Saccomanni - che ha "una credibilità da difendere" e "alcuna mira politica" - è pronto a dimettersi.

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"Gli italiani credo meritino di sapere esattamente come stanno le cose e non soltanto slogan di carattere propagandistico", ha ribadito oggi ai gionalisti che gli chiedevano chiarimenti e immediate sono arrivate le reazioni del Pdl. "Le minacce di Saccomanni non fanno paura a nessuno", ha dichiarato infatti Maurizio Gasparri, che dopo avere messo in discussione le competenze di Saccomanni - "penso da tempo che altre scelte per il Ministero sarebbero migliori" - ha auspicato un ad interim di Enrico Letta all'Economia, e altrettanto duro è stato il parlamentare Maurizio Bianconi: "Si legge che Saccomanni è pronto a lasciare. Ottima notizia. Che se ne vada, e alla svelta: chiunque tenti di trattenerlo è un nemico dell'Italia". Molto critico pure il Presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, che ha parlato di "scuse" e "alibi" e quindi ha affermato che "le dimissioni si danno o non si danno, più che annunciarle, prospettarle, minacciarle" e che, comunque, "ci sono le risorse sia per fermare l'aumento dell'Iva sia per confermare la cancellazione dell'Imu sulla prima casa, come abbiamo largamente mostrato e dimostrato".

A spezzare una lancia in favore del ministro dell'Economia è stato Stefano Fassina, che a SkyT Tg24 ha prima ribadito: "Noi non vogliamo l'aumento dell'Iva, abbiamo spinto perché l'aumento venisse rinviato e siamo convinti che vada evitato", e poi ha spiegato che "Saccomanni è molto preoccupato per la situazione della finanza pubblica e la demagogia che contraddistingue una parte della maggioranza che sostiene il Governo Letta", avvertendo che il voto a marzo rischia di "bruciare i sacrifici fatti in questi anni" e di portare al "commissariamento della troika". La soluzione del vice del ministro è "di confermare l'eliminazione dell'Imu per il 90% delle famiglie e lasciarla sul 10% delle abitazioni di maggior valore, quelle sulle quali si paga mille euro o più. Così recuperiamo un miliardo".

Sulla vicenda è quindi intervenuto lo stesso premier, che ha espresso a Saccomanni "vicinanza e piena sintonia", annotando anche lui che "i margini per soluzioni di politica economica ci sono" e ribadendo che "devono finire gli aut aut al governo".

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