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Festa nazionale del Pd a Firenze, Bossi protagonista

Il caldo di agosto ha fatto da cornice, ieri pomeriggio a Firenze, ad una "surreale" festa del Pd. Nei primi minuti niente bandiere "democratiche", solo qualche vessillo padano in prima fila e un solo protagonista: Umberto Bossi.

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Ma tutto si spiega. I temi del confronto organizzato dal Partito Democratico sono federalismo ed economia. Gli ospiti Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti, da una parte, Pier Luigi Bersani e Sergio Chiamparino dall'altra. Forti gli applausi all'ingresso dei tre ministri del Governo Berlusconi e standing ovation per Bersani e Chiamparino. Un buon inizio all'insegna del dialogo, complice forse l'atmosfera informale dell'incontro estivo e privo di strette cravatte. Solo un momento di tensione, prima dell'inizio del confronto.

Nella sala, completamente spoglia di bandiere del Pd, hanno fatto il loro ingresso alcuni militanti leghisti, provenienti da Pisa e da Siena "per dare appoggio morale al nostro capo Bossi", che sventolavano le bandiere del Carroccio. L'ingresso laterale e il tentativo di disporre i vessilli leghiste davanti al palco hanno scatenato la protesta del pubblico democratico, in gran parte balzato in piedi: fischi, urla "fuori, fuori". È stato Maurizio Mannoni, giornalista Rai e moderatore del dibattito, ad invitare alla calma il pubblico esortando i leghisti a riporre le bandiere. Incidente chiuso, appena in tempo per vedere entrare in scena i protagonisti del confronto.

Bersani ha subito spiegato il proprio concetto di federalismo: "Il federalismo può essere una grande occasione ma anche la sciocchezza finale se viene fatto male. Dialogo è una parola che non mi convince, è troppo astratto, parliamo di confronto, di accordo o di disaccordo. Sia chiaro che il federalismo ci interessa, abbiamo fatto una proposta, abbiamo delle idee: però non si scherza con il federalismo fiscale". Calderoli, conciliante, ha rimarcato il confronto da cui è scaturita la bozza di federalismo: "Abbiamo interpellato i nostri interlocutori, tutti i sindaci, i presidenti delle Regioni - dice - che ci hanno dato risposte concrete, risposte che, quando sono state condivise, sono diventate un articolo della bozza".

Bossi, applauditissimo, ha dettato le priorità: "Il federalismo è sempre più vicino,farà diminuire la spesa dello Stato, e andrà bene anche al Sud". Poi si è scagliato contro la Conferenza Stato-Regioni: "un mercato delle vacche" e sottolinea che bisogna "dare autonomia ai Comuni e per questo bisogna trovare soluzioni subito".

Bersani, sui temi dell'economia e sulla manovra finanziaria, ha duettato aspramente con Tremonti: "A parole, sono anni che diciamo queste cose". Bossi, ormai paciere ufficiale, è però riuscito a stemperare i toni: "Non sono venuto qui per litigare. Io so che su questi temi dobbiamo trattare per forza".

Poi, dopo una citazione di Karl Marx (di Tremonti), i ministri del Governo Berlusconi hanno lasciato il palcoscenico, lasciando a Chiamparino e a Bersani il cuore delle questioni del Pd. Chiamparino ha suonato, ancora una volta, l'allarme interno: "Temo che il Pd sia soffocato nella culla da gruppi, sottogruppi, correnti e sottocorrenti". Moltissimi e duraturi gli applausi, i problemi interni al Pd sembrano destinati a restare sul tavolo e a riproporsi subito, anche prima del fresco di settembre.

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