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Feste patronali abolite per far crescere il Pil

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Il sasso l'ha lanciato qualche settimana fa il sottosegretario all'Economia Polillo, dicendo che per far crescere il Pil l'unica soluzione è fare meno ferie, e oggi il governo sembra seriamente intenzionato a dare seguito a quella che molti italiani speravano fosse solo una 'boutade'. Secondo un comunicato Ansa, infatti, a Palazzo Chigi sarebbe allo studio una 'razionalizzazione' delle feste patronali per ridurre i 'giorni in rosso' sul calendario.

La politica del sacrificio, dunque, prosegue a pieno ritmo e così, dopo la pioggia di aumenti e tasse dei mesi passati, questa volta gli italiani vedono messi in discussione le loro vacanze (di nuovo) e i loro santi. Stando alle indescrizioni circolate, dell'ipotesi di accorpare alla prima domenica utile feste come Sant'Ambrogio (Milano), San Gennaro (Napoli), San Giovanni (Torino) e via dicendo si è discusso nel preconsiglio di governo di ieri, durante il quale il sottosegretario Antonio Catricalà avrebbe domandato ai tecnici di diversi ministeri di comunicare un parere sulla proposta in breve tempo, così da poter eventualmente presentare il provvedimento al Consiglio dei ministri già venerdì di questa settimana.

'Graziate' dalla scure dell'austerity solo le festività concordatarie, ovvero quelle intoccabili in virtù degli accordi internazionali con la Santa Sede, come Natale, l'Epifania, i Santi Pietro e Paolo e Ferragosto, considerato ormai dai più una festa laica, ma in realtà dedicata all'Assunzione della Vergine Maria.

Per ora nulla è ancora deciso - fonti di governo indicano nei pareri di "quattro ministeri chiave" la discriminante per valutare se sarà possibile agire già questa settimana - tuttavia è chiaro che, se la proposta dovesse essere approvata, tradizioni centenarie (quando non millenarie) finirebbero con l'essere celebrate in giornate 'anonime' e prive di significato. Senza contare il problema di capire cosa fare con le feste patronali "rilevanti e non accorpabili" alla domenica, già postosi a Tremonti la scorsa estate, quando l'allora ministro dell'Economia aveva lanciato per primo l'idea di razionalizzare le festività.

Perché l'idea di passare un colpo di spugna sulle feste dei campanili d'Italia non è nuova e visto che già una volta è stata accolta con freddezza, se non aperta ostilità, ci si chiede perché sia stata riproposta. Polillo ha parlato di una settimana di vacanza in meno per un punto percentuale di Pil in più, ma se anche così fosse, per raggiungere l'obiettivo è davvero il caso di 'sacrificare' l'identità locale, e non solo, degli italiani? Perché di questo si tratta e dopo tanti appelli al sentimento nazionale, sembra davvero un controsenso.

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