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Fini lascia la presidenza di AN

"Se i deputati mi eleggeranno presidente della Camera, accetterò. Sarebbe una dimostrazione di presunzione rifiutare di ricoprire la terza carica dello Stato". Lo ha detto  Gianfranco Fini nel corso di "Porta a Porta", aggiungendo che "come da prassi e da galateo istituzionale, sia pure con commozione lascerò il vertice di Alleanza Nazionale".

Il leader di An ha precisato che fra le prime parole che pronuncerà se eletto allo scranno più alto di Montecitorio ci sarà un riconoscimento esplicito della sua provenienza di parte: "Naturalmente dirò che sono uomo di parte -annuncia Fini- ma questo non mi impedirà di rispettare tutti ed essere garanzia di imparzialità".

"Riunirò gli organismi di partito e l'assemblea nazionale cui proporrò di individuare un reggente, un primus inter pares per accompagnare il partito al congresso previsto in autunno" o poco dopo "per verificare se ci sono le condizioni per l'ultimo passo del cammino iniziato con la lista del Pdl". Ha affermato sempre Fini che ha spiegato quali saranno i successivi passaggi alle sue dimissioni dal vertice una volta eletto, come sembra probabile, presidente della Camera. Per il leader di AN questo significa che dopo la lista unitaria, dopo i gruppi unici ci vorranno "uno statuto, delle regole di funzionamento, dei meccanismi per individuare la classe dirigente" del nuovo soggetto unitario" . Quanto al suo successore ai vertici di via della Scrofa Fini ha risposto così ad una domanda di Bruno Vespa se l'identikit sia quello di Giorgia Meloni: "credo che Alleanza nazionale abbia tante personalità in grado di adempiere a questo dovere. È l'ultima delle mie preoccupazioni individuare una persona, anche perchè non si tratta di una persona ma di una classe dirigente".

La prima persona a cui Fini ha pensato, a poche ore dal risultato che ha assegnato la vittoria al centrodestra, è Ignazio La Russa. L'interessato replica: "Tocca a Fini decidere chi sarà a gestire una fase così delicata e di transizione - si schermisce La Russa -. Ciò che conta è che questo passaggio sia gestito sotto la sua guida e collegialmente. È chiaro infatti che lui resta il leader di AN. E solo sotto la sua guida e con lo sforzo di tutta la sua classe dirigente si può arrivare a trasformare la funzione notarile di chi porta a termine un percorso nell'entusiasmante funzione di levatrice di chi fa nascere una nuova creatura, un nuovo partito, una nuova speranza".

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