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Formigoni: da Daccò soldi per Comunione e Liberazione

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Comunione e Liberazione compare ufficialmente nelle carte dei magistrati milanesi relative all'inchiesta sulla Sanità lombarda. Secondo la Procura di Milano, infatti, Pierluigi Daccò, il mediatore coinvolto nella indagini sul San Raffaele e sulla clinica Maugeri, avrebbe speso circa 70 mila euro per sovvenzionare "occasioni volte a promuovere consenso elettorale" sia "per Formigoni" che "per il movimento di Comunione e Liberazione".

Formigoni indagato si difende: "Solo falsità"

I soldi in questione, nello specifico, sarebbero stati utilizzati per organizzare cene e convention durante il Meeting di Rimini, l'annuale appuntamento estivo organizzato dal movimento ecclesiale di CL, e sarebbero arrivati a Daccò grazie a un 'patto' tra lui, Formigoni, il commercialista Alberto Perego (per i pm "capocasa" del governatore, termine che indica chi tiene la cassa comune tra i Memores Domini, la comunità laica di Cl votata a povertà, obbedienza e castità), Umberto Maugeri, il direttore generale dell'assessorato alla Sanità Carlo Lucchina e l'ex manager Costantino Passerino.

Secondo la Procura, infatti, i sei avrebbero stretto un accordo perché la giunta della regione Lombardia, presieduta da Formigoni, accettasse la proposta di Lucchina per includere tra le "funzioni non tariffabili" quelle di "riabilitazione di alta complessità" e di "qualità nella riabilitazione", garantendo così alla clinica Maugeri un flusso di denaro quantificato dai pm in oltre 206 milioni di euro dal 2002 al 2011, in cambio proprio delle ormai famose "utilità economiche" del governatore, finanziate con una parte dei 60 milioni pagati dalla Fondazione a Daccò e Simone.

E mentre nuovi dettagli vanno a completare il quadro delle indagini dei pm, da Milano arriva al notizia che l'avvocato di Formigoni, Salvatore Stivala, ha depositato in cancelleria la sua 'irrevocabile rinuncia' alla difesa del presidente della regione. Fatto che apre un interrogativo sulla strategia che il governatore sceglierà di adottare nei giorni a venire. Tramite Stivala, infatti, la scorsa settimana Formigoni aveva fatto sapere ai giudici di essere disponibile a rispondere a ogni eventuale domanda, chiedendo solo di differire la data dell'incontro, inizialmente sabato 28 luglio. Ora però che l'avvocato di fiducia del governatore ha dato forfait, il dubbio che Formigoni possa decidere di cambiare idea e farsi interrogare solo dopo che tutti gli atti di indagine sono stati depositati c'è.

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Divergenza di opinioni o meno sui modi di affrontare l'inchiesta, per qualcuno, a prescindere dall'indagine dei pm, Formigoni va difeso a oltranza. Culturacattolica.it, il portale della comunità monastica del comune di Pietrarubbia, nelle Marche, ha infatti lanciato un appello alla "coscienza di tutti i cattolici italiani" per "difendere l'unica esperienza politico-istituzionale del nostro Paese in cui si opera con successo per il bene comune", rilevando come Formigoni "per ben quattro volte si è sottoposto al giudizio elettorale del popolo, e per tutte le quattro volte è stato acclamato vincitore con percentuali di consenso inossidabili", "guida una Regione che è considerata, anche dai nemici, seppur obtorto collo, un modello d’eccellenza", "ha tutti i numeri per assumere un ruolo politico preminente a livello nazionale", fatto ritenuto "pericolosissimo dai suoi nemici", ed è "un cattolico in fasce, anzi un embrione di cattolico, se il parametro dell'essere 'adulti' è costituito dal soi-disant cattolicesimo democratico in salsa prodiana dell'onorevole Rosy Bindi". Per ora le firme sono quasi 600, ma considerati gli attestati di stima dei sottoscriventi e il rilancio dell'iniziativa sul sito formigoni.it non ci sarebbe da stupirsi se a breve fossero molte di più.

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