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Formigoni indagato: "Solo falsità"

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"L'avviso di garanzia nei miei confronti è infondato e insussistente" e ancora: "Rimango al mio posto perché sono sicuro che tutti i miei comportamenti sono stati rettilinei". Nella conferenza stampa di ieri, convocata da Roberto Formigoni in seguito all'ufficialità dell'avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sulla Sanità, il governatore della Lombardia ribadisce la sua estraneità ai fatti, dicendosi sicuro che "se mi rinviano a giudizio, andrà a finire che vincerò 12-0. Mi hanno già mandato a processo 11 volte e sono stato sempre assolto", concetto ribadito subito dopo anche su Twitter.

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"La Procura indaga. Nulla da temere in Regione Lombardia", scrive ancora Formigoni sul social network, riferendosi all'incontro con la stampa di poco prima, durante il quale ha detto di essere "tranquillissimo" perché "nulla di nuovo è emerso, sono i soliti episodi falsi" e prendendosela di nuovo con i giornalisti, in particolare quelli di Repubblica, definiti "gazzettieri dei magistrati" e privi di "equanimità" ed "equilibrio" per non avere dato lo stesso risalto alla richiesta di rinvio a giudizio riguardante il suo 'omologo' alla Regione Puglia, Nichi Vendola.

Il governatore della Lombardia è indagato dallo scorso 14 giugno con Pierangelo Daccò, Umberto Maugeri, Costantino Passerino e Antonio Simone per corruzione aggravata da transnazionalità, con circa 8 milioni e mezzo di euro transitati su conti svizzeri per pagare a Formigoni 'utilità' in cambio di delibere in favore della Fondazione Maugeri. Utilità che gli investigatori hanno quantificato in 3.7 milioni di euro per imbarcazioni di lusso, 800 mila per vacanze e aerei, 70 mila per il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, 500 mila per cene e incontri pubblici e altri 4 milioni per la villa in Sardegna acquistata da Alberto Perego, coinquilino del Presidente della Regione.

Accuse che però Formigoni rispedisce al mittente, ribadendo: "Non mi dimetto perché i fatti che mi vengono contestati sono falsi dall'inizio alla fine" e sottolineando che "non sono indagato per avere ricevuto utilità, ma per corruzione. E dov'è l'atto corruttivo? Non c'è". Del resto, "non è reato, eventualmente, essere stato ospite a una cena insieme ad altre 50 persone, o per qualche weekend". In ogni caso il governatore della Lombardia dice di voler parlare al più presto con i magistrati, "un giorno compatibile con impegni di tutti, magari non sabato", riferendosi alla convocazione per il 28 luglio (da lui già declinata).

Un 'one man show' al quale sono seguite le dichiarazioni di Lega e Pdl, che per voce del segretario lombardo del Carroccio Matteo Salvini e di Angelino Alfano hanno confermato la propria fiducia a Formigoni, e quelle di Pd, Udc e Idv, che invece hanno ribadito la loro richiesta di dimissioni: "Serve un'assunzione di responsabilità che fino a qui non c'è stata. Il voto anticipato continua ad essere l'unica strada percorribile per rinnovare una situazione sempre più ingestibile", hanno detto Maurizio Martina e Luca Gaffuri del Pd, con la capogruppo di Sel Chiara Cremonesi che si è spinta anche oltre, affermando che l'avviso di garanzia mostra che "non era lui a essere diffamato, ma, semmai, che lui è un corrotto".

Dichiarazione alla quale ha prontamente risposto con altrettanta durezza il pidiellino Paolo Valentini: "E' vero che sugli organi di stampa, come c'era da aspettarsi, ha avuto poca eco la notizia del rinvio a giudizio del presidente Nichi Vendola (incidentalmente anche capo di Sel), ma ci chiediamo se la collega Cremonesi legga i giornali la mattina prima di chiedere la dimissioni del presidente Formigoni".

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