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Formigoni, le accuse dei pm: "Regione asservita ai privati"

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Continua il duello tra Repubblica e il governatore della Lombardia e oggi a segnare un punto è il quotidiano diretto da Ezio Mauro. L'edizione cartacea del giornale dedica infatti un ampio servizio allo scandalo della sanità lombarda, riportando il dettaglio delle accuse rivolte dai pm a Roberto Formigoni e ai suoi 'amici' e collaboratori e offrendo in anteprima alcune novità relative all'inchiesta.

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Secondo Repubblica, quest'ultima sarebbe arrivata a uno "spartiacque": nelle carte presentate dai pm si legge infatti nero su bianco di un "sistematico asservimento della discrezionalità amministrativa" della Regione Lombardia agli interessi di privati e di "altre utilità" offerte al suo governatore in cambio di favori. Utilità che, come riporta il giornale, sono identificabili nelle ormai celebri "super-vacanze" di Formigoni che, novità assoluta, non sarebbero tre, ma cinque: il viaggio in Argentina e Patagonia del 2006/2007, i tre capodanno ad Anguilla in resort di lusso e il soggiorno a Saint Marteens. Tutto documentato e addirittura contabilizzato dai pm "in oltre cinque milioni di euro", fatto questo - sottolinea il quotidiano - che rappresenta un'"altra novità".

A ricevere questi 'regali', secondo le carte dei pm, oltre a Formigoni c'è anche il 'capo casa' Roberto Perego, mentre Pierangelo Daccò e Antonio Simone si ritagliano una 'percentuale' sui fondi della Regione fatti confluire - dopo debito accordo - nelle casse della Fondazione Maugeri: "oltre 200 milioni di euro", stando a quanto riporta Repubblica in base ai documenti dell'inchiesta. Su questa cifra, i due trattengono per se stessi dei 'bonus' di "18, 19, 22 milioni l'anno, anno dopo anno, senza sgarrare mai", scrive il giornale, spiegando che tra le parti la percentuale stabilita inizialmente è del 25%, ma poi scende al 12.5% e, infine, è trasformata in una "cifra forfettaria" variabile tra i 6 e i 10 milioni l'anno. Il tutto sotto agli occhi di Formigoni e di Carlo Lucchina, il direttore generale della Sanità, per una cifra complessiva che secondo gli investigatori ammonterebbe a 60 milioni di euro.

Una quantità enorme di soldi che per i pm transita in un "complesso sistema di società di comodo" e dalla quale mancherebbero ancora "dieci milioni di euro in contanti prelevati da Daccò", che potrebbero essere anche 12 o 13, precisa Repubblica sulla base degli "ultimi accertamenti". Denaro che non si sa dove sia andato a finire, benché spiega il quotidiano riportando un interrogatorio del manager Guanfranco Mozzali presente nelle carte della Procura: "Dai discorsi di Daccò era chiaro che i soldi erogati non rappresentavano solo un compenso, ma che servivano per altre persone (...). Più volte Daccò mi ha detto che bisognava pagare altrimenti non sarebbe arrivato nulla dalla Regione".

Repubblica chiude infine 'riassumendo' in che cosa consisteva "la fetta per il governatore" in base ai documenti dell'inchiesta, pur "in attesa di altri accertamenti": "oltre cinque milioni di euro" per le vacanze, "600 mila euro per la campagna elettorale del 2010", "500 mila euro per eventi", "70 mila euro spesi per il meeting di Cl a Rimini" e infine la villa in Sardegna che - scrive il giornale - "Daccò vende a 3 milioni quando ne costava - così ha contabilizzato l'accusa - 4.3 milioni".

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