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Francesco Cossiga, 80 anni di storia

Esce sul Corriere della Sera una lunga intervista a Francesco Cossiga, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992, in occasione dei suoi imminenti 80 anni. Cossiga è stato ministro dell'Interno nel terzo Governo Andreotti, dal 1976 al 1978. Dimessosi in seguito all'uccisione di Aldo Moro, dal 1979 al 1980 è stato presidente del Consiglio dei Ministri. Dal 1983 al 1985 ha ricoperto la carica di presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura.

"Tutte le cariche le ho ricoperte perché in quel momento e per quel posto non c'era nessun altro disponibile" ha raccontato Cossiga, che sul caso Moro ha detto: "Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca".

Nel corso dell'intervista Cossiga ha parlato degli anni del terrorismo in Italia, di Gladio, Tangentopoli, Berlusconi, Veltroni e D'Alema. In merito alle cosiddette stragi di "Stato" "la Dc non sapeva nulla e nessuna responsabilità aveva - ha affermato Cossiga - molto meno di quelle che il Pci aveva per il terrorismo rosso". E a proposito degli innocenti condannati per la strage di Bologna il presidente ha affermato: "In Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche".

Secondo Cossiga Stati Uniti e Cia non sono stati estranei a Tangentopoli, "così come certo non sono stati estranei alle 'disgrazie' di Andreotti e di Craxi". Il presidente ha affermato che la Cia sarebbe stata coinvolta "attraverso informazioni soffiate alle procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei - ha spiegato il presidente - i miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all'Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal '92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili".

Cossiga ha poi parlato del suo incontro con il premier Silvio Berlusconi: "Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara".

Mentre del leader del PD Walter Veltroni, Cossiga ha detto: "E' un perfetto doroteo. Parla molto, e bene, senza dire nulla. Perderà le Europee, ma resisterà; e l'unica garanzia per i cattolici nel Pd che non vogliono morire socialisti". Apprezzamenti, invece, per Massimo D'Alema e il suo movimento ReD. "Come me - ha spiegato il presidente - è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far botte per attaccare i manifesti elettorali. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni. Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura".

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