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Francesco Saverio Romano accusato di concorso in associazione mafiosa

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Ieri la procura di Palermo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il ministro dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano, accusato di concorso in associazione mafiosa. Nella richiesta di rinvio a giudizio il pm Nino Di Matteo e l'aggiunto Ignazio De Francisci hanno affermato che Romano 'avrebbe messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell'organizzazione tendente all'acquisizione di poteri di influenza sull'operato di organismi politici e amministrativi'.

Alcune immagini di Saverio Romano

La notizia della richiesta di rinvio a giudicio è stata così commentata dal ministro dell'Agricoltura: 'Non intendo commentare un atto al quale la Procura di Palermo è stata obbligata dopo 8 anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi invece di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall'altro le ha severamente sanzionate'.

L'opposizione ha chiesto le dimissioni, ma il ministro ha assicurato che non farà alcun passo indietro e che anzi è determinato ad andare avanti con il suo lavoro al ministero delle Politiche agricole. Alle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha detto che non è opportuno che Romano rimanga al suo posto, il ministro dell'Agricoltura ha replicato dicendo che resta a testa alta nel governo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che si considera 'vittima di una ritorsione politica' per aver salvato con il suo voto a dicembre insieme ad altri colleghi la maggioranza e il governo.

Non solo. Romano ha affermato che intende tutelare in ogni sede giudiziaria e politica il proprio buon nome e onorabilità, denunciando ad alta voce la strumentalità non dell'atteggiamento delle opposizioni che hanno tutto il diritto di chiedere le sue dimissioni, se lo ritengono ma dell'intervento a gamba tesa in una vicenda squisitamente politica da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha denunciato l'inopportunità della sua permanenza al governo.

Eppure nella loro richiesta di rinvio a giudizio i pm sono chiari. A loro giudizio il ministro Romano avrebbe nel tempo sostenuto Cosa nostra e avuto rapporti diretti o mediati con diversi elementi di spicco dell'associazione mafiosa. I magistrati hanno scritto: 'Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale, Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa, intrattenendo, anche alla fine dell'acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell'organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella'. Il ministro avrebbe anche 'messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell'organizzazione tendente all'acquisizione di poteri di influenza sull'operato di organismi politici e amministrativi'.

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