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Franco Marini Presidente della Repubblica, c'è intesa Pd-Pdl. Renzi: "Non lo votiamo"

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Bersani e Berlusconi hanno trovato un candidato unitario da votare per il Quirinale: si tratta di Franco Marini, "scelta condivisa" da Pd, Pdl e Scelta Civica. Dopo una giornata convulsa in cui si sono rincorse indiscrezioni e nomi possibili, a confermare la convergenza sull'ex presidente del Senato è stato il leader del centrosinistra Pierluigi Bersani durante la riunione dei gruppi parlamentari che si è tenuta in serata. Ai cronisti che chiedevano conferma dell'intesa, Bersani aveva detto che ci sarebbe stata "una bella sorpresa".

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L'ipotesi Marini, che circolava insieme agli altri papabili come Massimo D'Alema, è stata concepita nel pomeriggio dal segretario Pd nel colloquio riservato con Silvio Berlusconi: altri nomi proposti nella rosa di candidati erano quelli di Amato e Mattarella. Alla fine Berlusconi ha indicato Marini come candidato ideale nel nome della "più ampia condivisione". Il Cavaliere ha confermato alla riunione dei gruppi del Pdl di aver raggiunto l'intesa con Bersani: "Il candidato è Marini, una persona che viene dal popolo, positiva e seria. Marini non è persona di centrodestra, ma ha sempre dimostrato di essere sopra le parti. Per noi non è una sconfitta". Poi però ha specificato che servirà la massima compattezza per garantirne l'elezione: "Non è detto che vada bene al primo voto. La Lega voterà Marini, ma Renzi dice no. Votare compatti e non far mancare nemmeno un voto. Questa è la soluzione migliore".

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Sul cattolico ex presidente della Cisl c'è il favore anche di Scelta Civica, che con Andrea Olivero benedice la scelta: "E' un uomo che conosce le sofferenze dei lavoratori e in questi tempi di crisi rappresenterebbe un segnale di apertura della politica". Una scelta che mette d'accordo centrodestra e centrosinistra e che allarga il campo anche ai centristi, anche se l'elezione al primo turno resta comunque un'incognita.

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Non mancano infatti spaccature e contestazioni. Matteo Renzi non ha gradito affato la scelta di Bersani e ha fatto sapere che i suoi parlamentari non lo voteranno: più che "bella sorpresa", Marini al Quirinale per il rottamatore del Pd è "un dispetto al Paese", ha commentato a Le Invasioni Barbariche ospite di Daria Bignardi. Sarebbero circa 50 i grandi elettori "renziani" contrari all'elezione di Marini, che unendosi ad eventuali franchi tiratori di tutti gli schieramenti potrebbero cercare di far saltare l'accordo bipartisan. Oltre ai cosiddetti "giovani turchi", anche altri giovani del Pd, come Deborah Serracchiani e Pippo Civati, hanno duramente contestato la scelta di Marini. Tanto che l'assemblea grandi elettori del PD, riunita al Teatro Capranica a Roma, ha approvato candidatura di Marini con 222 sì, 90 no e 21 astenuti. Sel ha abbandonato la riunione in segno di protesta. Fuori dal teatro, decine di elettori Pd hanno chiesto che il centrosinistra sostenga la candidatura di Stefano Rodotà al Colle, esponendo cartelli con la scritta: "L'Italia migliore vuole Rodotà Presidente".

Matteo Renzi a Le Invasioni Barbariche ha spiegato chiaramente che una parte del Pd non appoggerà la candidatura dell'esponente Pd: "I nostri parlamentari non lo voteranno. Questa sera lo diranno con chiarezza al gruppo, noi non siamo franchi tiratori ma ci opponiamo a questa scelta alla luce del sole". Perchè Marini non è adatto alla Presidenza della Repubblica? "Perché lo conosco - spiega Renzi - ve lo immaginate al telefono con Obama? A me sembra il meno adatto e lo voglio dire con chiarezza stasera. Ma se lo eleggeranno metterò subito la foto nella mia stanza perché ho rispetto per il presidente della Repubblica", per amore delle istituzioni.

Il sindaco di Firenze non ha risparmiato commenti al vetriolo su Marini, che aveva già definito inadeguato attirandosi le ire della dirigenza Pd: "Chiunque sarebbe meglio di Marini. Sicuramente Rodotà, ma ce ne sono tanti anche nel centrodestra. Lo dico proprio perchè Marini lo conosco". Poi si scaglia contro l'inciucio Pd-Pdl, accusando Bersani di aver svenduto la prima carica dello Stato lasciando che fosse Berlusconi a decidere: "Credo che Rodotà non abbia chances. La verità è che Bersani e Berlusconi si sono messi d'accordo, ma Bersani il nome l'ha fatto scegliere a Berlusconi. In una situazione analoga, nel 2006, Fassino l'ha scelto lui Napolitano. E nel '99 Veltroni ha scelto Ciampi e poi l'ha fatto condividere". Poi l'amara conclusione: "Al Pd servirebbe uno scatto d'orgoglio".

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