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Gaza, pioggia di bombe: 77 morti, 550 feriti. Razzi di Hamas, Israele minaccia offensiva di terra

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Si aggrava di ora in ora il bilancio dei bombardamenti a Gaza, dopo 2 giorni di raid ininterrotti sul territorio palestinese, con più centinaia di obiettivi colpiti e una conta delle vittime in continua evoluzione.

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Dall’altra parte, il lancio di razzi verso Israele (105 in totale, secondo i bollettini militari israeliani) prosegue nonostante l’invito rivolto dalle autorità di Tel Aviv ad Hamas a desistere da riposte armate, pena un’ulteriore escalation con l’eventualità di un’offensiva terrestre sempre meno lontana.

Difficile avere numeri certi sui morti provocati dall’ininterrotta pioggia di bombe cadute dal cielo sulla città di confine della Palestina, anche se da fonti locali le vittime sembrano essere già almeno 75, a fronte di un numero di feriti superiore a 500 unità.

Una donna di 80 anni, due bambini piccoli e una di 11 anni hanno perso la vita, insieme ad altre 15 persone almeno, la notte scorsa secondo le stime del ministero della Salute di Gaza. Proprio per facilitare l’evacuazione dei civili dalle zone bersagliate da missili e bombe, il valico di Rafah è stato in queste ore riaperto dal governo egiziano, che hanno annunciato l’intenzione di far curare i sopravvissuti alle incursioni aeree israeliane i cittadini provenienti dalla Palestina, in primis donne e bambini in fuga dall’ennesima guerra.

(Pioggia di bombe israeliane su Gaza, il reportage esclusivo della Bbc)

Netta la presa di posizione dei vertici di Hamas dopo l’inasprimento delle operazioni belliche messe in atto da Israele su Gaza: “Loro hanno finito gli obiettivi da colpire e si trovano in difficoltà, per questo uccidono i civili ha dichiarato Mushir al Masri in un’intervista rilasciata al quotidiano italiano La Stampa, aggiungendo che Hamas farà pagare ai suoi nemici “un altissimo prezzo di sangue per i crimini commessi contro il popolo palestinese.

Intanto a Tel Aviv si ragiona sull’ipotesi di allargare il raggio dell'azione militare procedendo nella direzione di una invasione con truppe di terra, opzione circolata in via non ufficiale nelle ultime ore e accreditata da alcune personalità influenti dello Stato israeliano, propense a dare all’Operazione Confine Protettivo una connotazione ancora più dura.

Nel pomeriggio il Consiglio di Difesa delle Nazioni Unite si riunirà a porte chiuse per discutere dell’emergenza in corso, in attesa di rimettere in moto la lenta macchina della diplomazia internazionale per arginare un conflitto destinato ad estendersi con effetti ancora una volta difficili da prevedere.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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