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Gheddafi: 5 miliardi dall'UE per contrastare l'immigrazione illegale

Il circo non è passato in secondo piano nemmeno ieri sera quando le celebrazioni del trattato Italia-Libia - vero motivo della visita del leader Muammar Gheddafi nella Capitale - si sono aperte.

L'arrivo di Gheddafi a Roma, foto

Innanzitutto, dopo il primo incontro tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il leader libico nella tenda allestita nel giardino della residenza dell'ambasciatore libico a Roma, lo scambio di complimenti tra i due dal palco della caserma dei Carabinieri Salvo D'Acquisto. 'Saluto il grande coraggio del mio grande amico Silvio Berlusconi', ha sottolineato il primo, riferendosi alla firma del Trattato di Bengasi e per le scuse presentate da Berlusconi per il passato coloniale italiano in Libia considerato da Gheddafi 'un errore commesso dall'Italia fascista, non dall'Italia di oggi'.

Poi la parola al Cavaliere. Dare il via alle celebrazioni nella caserma Salvo D'Acquisto 'significa che abbiamo davvero voltato pagina. Il trattato ha chiuso una ferita e ha fatto cominciare una vita nuova. Il passato del popolo libico carico di sofferenza è consegnato ai libri di storia'.

Gli scenari futuri? Fin troppo chiari e onerosi. Un finanziamento di cinque miliardi di euro all'anno alla Libia, ha chiesto il leader libico. 'Bisogna sostenere questo esercito che combatte per fermare l'immigrazione, altrimenti l'Europa potrebbe diventare Africa, potrebbe diventare nera. Libia è l'ingresso dell'immigrazione non gradita, dobbiamo lottare insieme per affrontare questa sfida. L'Italia deve convincere i suoi alleati europei per applicare la proposta libica'.

Le immagini delle celebrazioni presso la caserma Salvo D'acquisto

E tra una chiacchiera e un'altra, non sono mancati i 30 cavalli berberi arrivati da Tripoli e il Carosello dei Carabinieri. Poi, dopo mezzanotte e mezza, la cena di gala offerta da Berlusconi in onore del leader libico. Ben 800 invitati e il menù tricolore tipico delle cene ufficiali.

Sempre nella giornata di ieri, Gheddafi aveva nuovamente incontrato un gruppo di ragazze italiane all'Accademia libica per esprimere il suo pensiero:'In Libia la donna è più rispettata che in Occidente e negli Stati Uniti. In Occidente la donna fa dei lavori non consoni al proprio fisico'. Vedi il mestiere di macchinista dei treni.

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E in tutto questo carrozzone, un vero e proprio Gheddafi show, neanche le polemiche e le critiche si sono spente. Prima la manifestazione Idv contro Gheddafi sulla Cassia - il senatore Stefano Pedica, di fronte la sede della Repubblica libica, ha montato una tenda da campeggio spiegando 'Questa è la tenda della legalità che si contrappone alla tenda dell'illegalità di Gheddafi, un dittatore che non rispetta i diritti umani' - poi l'attacco dei finiani nella voce di Carmelo Briguglio, deputato del gruppo Fli: 'Credo che la visita del colonnello Gheddafi, a parte tanti altri aspetti che definire imbarazzanti è poco, sul piano del confronto politico suggerisca al mondo cattolico italiano un dibattito tra la laicità positiva di Fini e la condiscendenza del governo italiano alla rozza propaganda islamista di un Capo di Stato straniero nel nostro Paese, che ospita la Santa Sede e i cui cittadini sono in grande maggioranza cattolici. Forse sarebbe opportuna una presa di posizione ufficiale del presidente del Consiglio Berlusconi o anche del maggiore partito di governo, un certo Pdl che mi pare aderisca al Ppe, che ufficialmente reagisca chiedendo ad esempio a Gheddafi libertà religiosa nel suo Paese per riequilibrare le inopportune esternazioni con cui l’ospite, triturando ogni bon ton diplomatico, ha pensato bene di condire la sua visita in Italia'.

Mentre il direttore di Generazione Italia, Gianmario Mariniello, sul sito dell'associazione finiana concludeva a modo suo: 'Vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro diventate musulmane? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate - è il termine giusto - le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la Realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c'è scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceità assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico'. Il più diplomatico? Il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: 'L'ospite è sempre sacro, me l'hanno insegnato da piccolo ed è ancora così, non c'è altro da commentare'.

Photo: (foto © LaPresse)

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