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Giorgio Napolitano: "Berlusconi non rompa sulle riforme". Forza Italia: "Travalica il suo ruolo, discorso omertoso"

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di Claudia Gagliardi

E' un messaggio tutto centrato sulle tensioni sociali di questi giorni e sulla tenuta del governo quello pronunciato dal Presidente della Repubblica alla cerimonia di auguri con le alte cariche dello Stato, i rappresentanti delle forze politiche e della società civile: Giorgio Napolitano ribadisce l'importanza della stabilità come fattore necessario per arginare la crisi economica e i rischi di rivolte, ma lancia anche l'ennesimo richiamo a Forza Italia affinchè collabori alle riforme e la smetta di evocare colpi di stato contro il suo leader.

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Il Capo dello Stato si pronuncia contro l'ipotesi di elezioni anticipate e questa non è una novità: Napolitano ha chiesto che il Parlamento faccia subito una riforma elettorale in senso maggioritario dopo che la Consulta ha bocciato il Porcellum, ma ha ribadito la necessità di tenere in piedi il governo per rispondere alle emergenze sociali. Nei giorni in cui la protesta dei Forconi infiamma le piazze, Giorgio Napolitano chiede "massima attenzione" alle realtà più deboli, alle persone più disagiate e più colpite dalla crisi economica, che rischiano di "farsi coinvolgere in proteste violente, in uno sterile moto di opposizione totale". Il Capo dello Stato invita ad associare "al massimo rispetto della legge l'attenzione a tutte le cause di malessere sociale", poichè "la crisi che ha investito l’eurozona ha messo a dura prova la coesione sociale" e le previsioni per il 2014 annunciano "un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia".

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In questo quadro drammatico, il Presidente blinda nuovamente il governo Letta e allontana l'ipotesi di un voto anticipato: "E' importante che l'Italia continui a essere governata nel 2014. L'Europa ci guarda" dichiara Napolitano, che invita a considerare i rischi derivanti dalla "aspettativa di nuove elezioni anticipate dall'esito più che dubbio". Non manca un duro monito che ha come destinatario Silvio Berlusconi e la rinata Forza Italia uscita dalla maggioranza: "Oggi vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata da Letta, perché quella rottura non comporti l'abbandono del disegno di riforme costituzionali", cui Napolitano richiama tutte le forze dell'opposizione. Poi la promessa di mettere un limite al proprio mandato: "Valuterò la sostenibilità del mio incarico: mi avete implorato di restare ed ho accettato (...) ma entro certi limiti".

Il messaggio contiene anche un affondo a Forza Italia, con l'invito a rispettare la legge ed accettare le sentenze: "Le estremizzazioni non giovano a nessuno e possono solo causare guasti nella vita democratica - dice Napolitano - sempre e dovunque negli stati di diritto non può che riaffermarsi la separazione dei poteri tra politica e giustizia". Nessuno, ricorda il Capo dello Stato, è "autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei".

Durissima la reazione di Forza Italia, che parla di un Presidenza di parte ed eccessivamente interventista: "Constatiamo con sconcerto e amarezza il ruolo di supporto che il presidente Napolitano esercita nei confronti del governo e della sua maggioranza, travalicando il ruolo assegnatogli dalla Costituzione su cui pure ha giurato", ha dichiarato il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche sull'invito alle riforme, Brunetta usa toni forti, parlando di parole "irrispettose della sentenza della Corte Costituzionale, le cui motivazioni converrebbe attendere, salvo Napolitano non le conosca già o peggio voglia condizionarne la stesura". Un discorso definito "omertoso" da Daniela Santanchè, "deludente ed inadeguato" nella parte dedicata a Berlusconi, rincara la dose Daniele Capezzone. Reazioni in contrasto con quelle del vicepremier Alfano che parla di "un discorso di grande visione e consapevolezza delle urgenze sociali e della necessità di affrontarle al più presto" e del premier Enrico Letta, che si augura "il Parlamento colga i moniti del presidente".

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