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Giorgio Napolitano, discorso di fine anno: "2013 tra i più difficili. Campagne calunniose non mi fermeranno"

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di Claudia Gagliardi

Le paventate dimissioni del Presidente della Repubblica si sono rivelate speculazioni giornalistiche di fine anno: come prevedibile, Giorgio Napolitano resta al suo posto, onorerà l'incarico finchè ne avrà la forza e sarà convinto che il Paese ne abbia bisogno. Lo ha confermato nel consueto discorso di fine anno ai cittadini, in diretta come sempre a reti unificate: "L’anno che sta per terminare è stato tra i più pesanti e inquieti sul piano politico e istituzionale che l’Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica" ha esordito Napolitano, entrando direttamente nel cuore del tema più caldo, la crisi economica ed occupazionale.

Giorgio Napolitano verso le dimissioni? Clamorosa indiscrezione sul Presidente

Per farlo ha scelto di rivolgere il suo messaggio non solo alla classe politica, ma soprattutto ai cittadini. Secondo il capo dello Stato l'Europa sta uscendo dalla crisi e anche l'Italia potrà cominciare a farlo nel 2014, ma solo a patto che "se si porterà fino in fondo una azione comune per il rilancio della crescita economica".

Napolitano cita la lettera di un imprenditore marchigiano costretto a chiudere a causa della crisi: "Che comincino anche i politici a fare sacrifici", si chiede nella missiva. Un invito rilanciato da Giorgio Napolitano: "Mi sembra un proposito e un appello giusto, cui peraltro cercano di corrispondere le misure recenti all’esame del Parlamento in materia di Province e di finanziamento pubblico dei partiti". Poi la lettera del padre di famiglia costretto a scegliere tra pagare le tasse e comprare il necessario per il mantenimento dei propri figli. O quella di una giovane laureata che si hiede se l'Italia abbia ancora fiducia nei suoi giovani. E così via di seguito.

Negli appelli dei cittadini, spiega Napolitano, sono presenti "stimoli per prospettare, nei limiti dei miei poteri e delle mie possibilità, i forti cambiamenti necessari nella politica, nelle istituzioni, nei rapporti sociali". La ripartenza per Napolitano passa proprio da lì, dal "coraggio degli italiani": è questo "l’ingrediente decisivo per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno. Coraggio di rialzarsi, di risalire la china".

Il capitolo che riguarda le responsabilità della politica è lo stesso che risuona da otto anni: le riforme sono sempre "urgenti", a Lampedusa è sempre "emergenza", la condizione dei carcerati peggiora di anno in anno, la "revisione costituzionale" è sempre in discussione ma non arriva mai a compimento (per fortuna, secondo alcuni). Per non parlare della legge elettorale, tema caldissimo dopo la pronuncia della Consulta sul Porcellum: "Alle forze parlamentari tocca da resoluzione, sulla base di un’intesa che anch’io auspico possa essere la più larga, al problema della riforma elettorale, divenuta ancor più indispensabile e urgente dopo la sentenza della Corte Costituzionale".

Per quanto riguarda l'operato del governo, Napolitano afferma che nel 2013 "molte cose sono cambiate in politica", ma si tiene fuori dal giudizio sull'esecutivo in carica, di cui pure è stato il principale promotore: "Non tocca a me esprimere giudizi di merito, ora, sulle scelte compiute dall’attuale governo, fino alle più recenti per recuperare e bene impiegare, essenzialmente nel Mezzogiorno, miliardi di euro attribuitici dalla Unione europea". Di fronte al "patto di programma che impegni la maggioranza per il 2014" poi, Napolitano dichiara che "il solo giudice è il Parlamento". Non manca una frecciata al Movimento 5 Stelle, quando Napolitano si mostra preoccupato "per il diffondersi di tendenze distruttive nel confronto politico e nel dibattito pubblico, tendenze all’esasperazione, anche con espressioni violente, di ogni polemica e divergenza, fino ad innescare un 'tutti contro tutti' che lacera il tessuto istituzionale e la coesione sociale".

Ad un certo punto del suo discorso, il Capo dello Stato si rivolge direttamente a chi da più parti lamenta un suo eccessivo interventismo, un ruolo politico decisivo sullo scenario nazionale, criticando la libertà con cui si assume prerogative non previste dalla Costituzione. Dalle forze politiche dell'opposizione come Movimento 5 Stelle e Lega Nord a commentatori ed esponenti della società civile, uno su tutti il vicedirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio che sulla questione ci ha perfino scritto un libro. Giorgio Napolitano ha risposto alle critiche a modo suo. Il Presidente definisce "ridicola la storia del mio strapotere personale": "Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obiettiva e rispettosa, circa il mio operato - dice Napolitano, deciso a non farsi influenzare dalle invettive - non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce". Niente dimissioni all'orizzonte quindi, ma il già accennato mandato a tempo: "Resterò Presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno. Fino ad allora e non un giorno di più; e dunque di certo solo per un tempo non lungo".

Infine, l'augurio che il 2014 possa essere l'anno dell'avvio di "un nuovo percorso di crescita, di lavoro e di giustizia per l’Italia" e per l'inizio di "un’incisiva riforma delle istituzioni repubblicane".

Giorgio Napolitano: video del discorso di fine 2013

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