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Giustizia, interviene Giorgio Napolitano: 'Si sta toccando il limite'

I continui attacchi alla magistratura non sono più ammissibili. Parola del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha deciso di intervenire sull'infuocato tema della giustizia. Dopo le ultime dure parole pronunciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Milano durante la convention a favore del sindaco Letizia Moratti (leggi la notizia) e dopo i manifesti con scritto 'Via le Br dalle procure' comparsi sempre nel capoluogo lombardo (leggi la notizia), il Capo dello Stato ha deciso di inviare una lettera al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti.

Nella missiva, resa nota dall'Ufficio Stampa del Quirinale, Napolitano ha scritto: 'Siamo al limite dell'esasperazione'. Il Capo dello Stato ha poi definito 'ignobile provocazione' quella dei manifesti affissi a Milano e ha avvertito: 'Nello scontro politico c'è il pericolo di degenerazioni'.

Il presidente della Repubblica ha aperto la lettera ricordando che il 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. A tal proposito Napolitano ha scritto: 'Quest'anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche. Le sarò perciò grato se - a mio nome - vorrà invitare alla cerimonia i famigliari dei magistrati uccisi e, assieme, i presidenti e i procuratori generali delle Corti di Appello di Genova, Milano, Salerno e Roma, vertici distrettuali degli uffici presso i quali prestavano la loro opera Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione'.

Nella missiva il Capo dello Stato ha poi sottolineato: 'La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta 'Associazione dalla parte della democrazia', per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo'.

Napolitano ha quindi affermato: 'Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull'amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti'.

Intervenendo a 'Otto e mezzo' su La7, Vietti ha sottolineato la necessità, da parte di tutti, di riflettere sulle parole del presidente della Repubblica. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura ha detto: 'Il capo dello Stato fa una considerazione finale su cui tutti dobbiamo riflettere, il Csm, gli operatori della giustizia e gli operatori della politica. Là dove ci dice che il conflitto politico ed elettorale, facendo riferimento alla scadenza delle prossime amministrative, ha ormai raggiunto un limite oltre il quale siamo di fronte a un pericoloso rischio di esasperazioni e degenerazioni'.

La lettera di Napolitano è stata commentata anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Secondo Fini il Capo dello Stato 'ha interpretato ancora una volta il sentimento di tutti gli italiani'. Il presidente della Camera ha poi affermato: 'E' evidente che la giustizia va riformata, mi auguro che il dibattito rientri nell'alveo della normalità: c'è un testo, si discuta'. Ma ha aggiunto: 'In nessun Paese una carica istituzionale può impunemente dire le cose che ha detto ieri il presidente del Consiglio, non si può dire eversivo, parlare di cellule delle Br, non si può andare oltre, pena l'imbarbarimento'.

 (foto © LaPresse)

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