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Giorgio Orsoni, arrestato sindaco di Venezia per tangenti Mose. Nei guai Galan, in manette esponenti Pd e Forza Italia

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Un terremoto giudiziario rischia di travolgere una buona fetta della classe dirigente veneta, sotto i colpi dell’inchiesta sul Mose che ha portato nelle prime ore della giornata ad una raffica di arresti eccellenti tra politici e imprenditori locali e nazionali.

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In manette, per ordine della Procura di Venezia, è finito anche l’attuale sindaco del comune capoluogo Giorgio Orsoni, coinvolto nel giro di appalti truccati (l’accusa è di concussione, corruzione e riciclaggio) per la realizzazione della grande opera, dal costo totale di 5 miliardi di euro, finanziata dallo Stato e destinata a modificare radicalmente la morfologia dell’area lagunare.

L’esponente di spicco del Partito Democratico non è il solo “big” finito nel mirino della magistratura, essendovi decine di ordinanze di custodia cautelare già notificate a dirigenti e consiglieri di vario livello, tra tutti il rappresentante del Pd all’assemblea regionale del Veneto Giampiero Marchese e l’assessore alle Infrastrutture della giunta Zaia in quota Forza Italia Renato Chisso.

Capitolo a parte per l’onorevole Giancarlo Galan, ai vertici del centrodestra berlusconiano da alcuni anni e implicato nella stessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza in qualità di ex Governatore: sul senatore forzista pende una richiesta d’arresto, da sottoporre nelle prossime settimane alla pronuncia del Parlamento italiano previa trasmissione degli atti alla camera di appartenenza.

(Mose, la grande opera verso il completamento: 5 miliardi di euro dallo Stato)

Bufera anche su alcuni costruttori veneti interessati alle gare d’appalto per il completamento del Mose, come Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo, mentre il filone principale dell’indagine aveva riguardato dal primo momento l’ex amministratore delegato della Mantovani Giorgio Baita. Altrettanto clamoroso è il coinvolgimento nello scandalo della grande opera di Venezia del generale della Guardia di Finanza in pensione Emilio Spaziante, sospettato di aver agevolato le attività illegali venendo meno ai doveri professionali e stringendo rapporti fin troppo confidenziali con personaggi adesso nell’occhio del ciclone.

Complessivamente, sono 35 gli arrestati, ma si indaga su almeno altre cento persone invischiate nella distrazione di fondi pubblici scoperta dalla Dda e dalla Gdf di Venezia a partire dal 2011, quando i progetti illeciti di politici e imprenditori veneti presero consistenza attraverso un complesso intreccio di affari favorito dall’utilizzo disinvolto di tangenti e conti esteri ad uso e consumo della “cricca” del Mose.

Decisiva nell’ambito di tale inchiesta, la scoperta dell’occultamento di 20 milioni di euro e del sistema corruttivo incentrato sulla figura di Giovanni Mazzacurati, dirigente di punta del Consorzio Venezia Nuova, spalleggiato dai collaboratori della stessa azienda Federico Sutto e Pio Savioli, tutti in manette per la spartizione di fondi statali e le fatture false emesse a giustificazione dei lavori svolti.

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