Excite

Giovanni Brusca parla della trattativa mafia-Stato e cita Berlusconi

Nuove rivelazioni sulla trattativa mafia-Stato. A farle il pentito Giovanni Brusca. Oggi nell'aula bunker di Firenze l'ex boss Giovanni Brusca ha testimoniato nel corso del processo a Francesco Tagliavia, accusato di essere stato uno degli organizzatori delle stragi mafiose del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Stragi che a quanto pare erano 'strumenti per risvegliare lo Stato e per consigliarlo a trattare nuovamente'.

In un primo momento Brusca ha precisato che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri non c'entrano niente con le stragi del 1993. 'Berlusconi e dell'Utri come mandanti esterni delle stragi di mafia non c'entravano nulla' ha detto Brusca. Ma quando il pentito ha parlato del cambio di referenti politici di Cosa Nostra ha fatto proprio il nome di Berlusconi e Dell'Utri. Nel contro-esame l'ex boss ha ricordato come, subito dopo la seconda ondata di attentati e dopo un colloquio con Leoluca Bagarella che aveva preso il posto di Totò Riina al vertice della cupola mafiosa, mandò Vittorio Mangano, per un periodo lo stalliere di Arcore, ad avvertire Dell'Utri e Berlusconi.

Brusca ha spiegato che dopo l'uccisione di Salvo Lima, e quindi la fine dei contatti con i vecchi referenti, la cupola, guidata fino al capodanno del 1993 da Totò Riina, cercò nuovi canali per entrare in contatto con politici locali con riferimenti nazionali a Roma. 'La speranza - ha affermato l'ex boss - era di far tornare lo Stato a trattare con noi, come aveva fatto fino al 1992 grazie all'aiuto dell'onorevole Salvo Lima'. Il pentito ha poi spiegato che, oltre che con Lima, c'erano contatti con altri politici locali con riferimenti nazionali, tra cui Giulio Andreotti.

Il compito di Mangano era quello di avvertire Dell'Utri e Berlusconi che, se non avessero trattato con la mafia rivedendo il 41 bis e il maxiprocesso, gli attentati sarebbero continuati. L'ex boss ha raccontato: 'Mandai Mangano a Milano - ha testimoniato Brusca - ad avvertire dell'Utri e, attraverso lui, Berlusconi che si apprestava a diventare premier, che senza revisione del maxiprocesso e del 41 bis le stragi sarebbero continuate. Mangano tornò dicendo che aveva parlato con dell'Utri, che si era messo a disposizione'. L'ex boss ha fatto poi sapere che la trattativa si fermò con l'arresto di Mangano.

Dopo le dichiarazioni di Brusca, Walter Veltroni ha chiesto al presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu di 'audire Berlusconi', in quanto 'è urgente e necessario capire se Berlusconi è stato contattato attraverso persone, da chi è stato contattato, con quali richieste e in quali circostanze'.

Nel corso della sua deposizione, Brusca ha anche raccontato che quindici-venti giorni prima della morte del giudice Paolo Borsellino incontrò Riina che gli disse: 'Finalmente si sono fatti sotto, gli ho consegnato un papello con tutta una serie di richieste'. L'ex boss ha poi spiegato: 'Il tramite non me lo disse, ma mi fece il nome del committente finale. Quello dell'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino'.

Attraverso una nota l'allora titolare del Viminale ha replicato affermando: 'E' una vendetta contro chi ha combattuto la mafia con leggi che hanno consentito di concludere il maxiprocesso e di perfezionare e rendere più severa la legislazione di contrasto alla criminalità organizzata'.

 (foto © LaPresse)

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2016