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Giovanni Favia si candida con Ingroia: è polemica nel Movimento Arancione

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E' ufficiale: Giovanni Favia si candida al Parlamento con la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia. Il consigliere regionale emiliano, eletto con il Movimento 5 Stelle, ha accettato la proposta di presentarsi alle elezioni come capolista in Emilia-Romagna. Era stato lo stesso Ingroia, dalle pagine del suo blog, a chiedere a Favia di prendere una posizione in tempi brevi, dopo una settimana di voci e smentite sulla sua presunta candidatura: "Il tempo degli indugi è finito, serve coraggio". E Favia ha sciolto la riserva.

Giovanni Favia: "Mi candido con Ingroia, mi ha convinto la persona". Guarda il video

In conferenza stampa, nella sua Bologna, Favia ha annunciato che farà parte del progetto arancione del magistrato: "Ho riflettuto a lungo e ho deciso di accettare la proposta di candidatura offertami da Antonio Ingroia, persona che stimo ed ammiro per la sua eroica azione svolta all’interno della magistratura. Ho letto i 10 punti costitutivi della Lista Rivoluzione Civile e li ho ritenuti in linea con le battaglie fino ad oggi svolte in nome e per conto del M5S. Sotto il profilo politico mi è stata garantita massima indipendenza e nessun bisogno di tesserarmi a partiti o movimenti, cosa che non farò".

Il fuorionda di Favia a Piazzapulita: "Nessuna democrazia nel Movimento 5 Stelle". Guarda il video

Protagonista del celebre fuorionda sulla democrazia interna trasmesso da Piazzapulita, dopo la scomunica i Grillo che gli aveva inibito l'uso del simbolo, Favia è rimasto in consiglio regionale nel gruppo 5 Stelle, pur non firmando gli atti in nome del Movimento. Favia ribadisce le critiche alla decisione di Grillo di espellerlo, una scelta unilaterale che ha voluto punire la sua espressione di dissenso: "Sono stato cacciato dal movimento che ho contribuito a costruire. Il mio è un percorso che nel Movimento cinque stelle si interrompe per via di una scelta arbitraria e irrazionale, ma la mia passione non si è spenta, né tantomeno la voglia di cambiare le cose. Ho rinunciato ai vantaggi della politica: arricchimento economico e relativi privilegi in favore di un’opera di servizio civile e così farò se eletto".

Beppe Grillo: "Fuori Giovanni Favia e Federica Salsi dal Movimento 5 Stelle"

La prima polemica sul suo annuncio scatta proprio per la questione del doppio incarico: "Per ora non mi dimetto da consigliere regionale, ma rimarrò a far parte del gruppo e non sarò operativo. Ad ogni modo se non verrò eletto in Parlamento, portata a termine la mia attuale attività - spiega Favia - alla prossima relazione semestrale presenterò ai cittadini dell’Emilia Romagna che mi hanno sostenuto e votato, le mie dimissioni irrevocabili". In sostanza il consigliere non lascia il gruppo regionale di cui tutt'ora fa parte, ma qualora non risultasse eletto in Parlamento si impegna a rassegnare le dimissioni dalla Regione nella prima occasione utile (gli esponenti 5 Stelle rendicontano il loro operato ai cittadini ogni sei mesi, chiedendo di essere riconfermati nel loro incarico). Una posizione troppo comoda, secondo i colleghi del Movimento 5 Stelle.

Favia sostiene di voler continuare la sua battaglia nel solco del percorso intrapreso con il Movimento 5 stelle, rivendica di aver lavorato tanto e bene per il progetto di Grillo, finchè non è stato "cacciato". Per questo tende la mano ai suoi colleghi: "Sono certo e contento del fatto che il prossimo parlamento avrà una nutrita delegazione del M5S, come spero che al suo fianco ci possa essere Rivoluzione Civile per rappresentare insieme quell’opposizione sociale e quella tutela di cui i cittadini italiani, schiacciati da lobby o da partiti che sono diventati comitati d’affari, hanno bisogno. Io farò la mia parte. Cambiano mio malgrado i percorsi, non gli obiettivi, e soprattutto non i principi". Un appello che crolla nel vuoto. Il capogruppo del M5S in comune a Bologna, Massimo Bugani, ritene che Favia "dovrebbe dimettersi immediatamente da consigliere regionale", senza aspettare la semestrale del gruppo che rischia di trasformarsi in una farsa, visto che vi parteciperanno "60-100 amici tutti conosciuti e 'schedati' (...) se davvero vuole lavorare sulla linea del movimento, come dice, deve ricordare che noi non ci candidiamo mai per altri ruoli, mentre ne svolgiamo uno". Secondo Bugani quella di Favia, che qualche mese fa era considerato vicino ad una candidatura col Pd, era una strategia ben precisa: "realizza un sogno che coltiva da mesi e per il quale ha lavorato a lungo (...) aveva calcolato tutto dal giorno del famoso fuori onda" di Piazzapulita.

La stessa base arancione mostra più di una perplessità sulla candidatura del dissidente 5 Stelle: addirittura durante la conferenza stampa nelle sale della Regione si sono levate diverse proteste all'indirizzo del neocandidato di Ingroia. Gli attivisti del movimento d'opinione Cambiare si può, che ha tenuto a battesimo la nascita del Movimento arancione e la candidatura a premier di Ingroia, gli avrebbero gridato "vergogna!". Una nota pubblica sul profilo Facebook di Rivoluzione Civile Bologna, aveva già criticato la candidatura di Favia prima ancora che arrivasse l'ufficialità: "Ci sono giunte molte comunicazioni soprattutto da attivisti del nostro movimento di disapprovazione a questa eventuale candidatura. Molti di loro hanno avuto a che fare personalmente con Favia o lo hanno conosciuto in questi anni e hanno dato una loro opinione ben circostanziata sul perché della loro posizione". E addirittura si legge: "Ma voi lo votereste uno così?", un commento associatto ad una foto che ritrae Favia mentre, dal palazzo della Regione, filma il corpo del suicida Maurizio Cevenini.

Ingroia, dal canto suo, si è detto soddisfatto della scelta di Favia e precisa che questa candidatura "non è segno di ostilità nei confronti del movimento di Beppe Grillo, ma un modo di raccogliere le stesse battaglie con un giovane molto battagliero e combattivo". E Favia si prepara già alla campagna elettorale: tra pochi giorni sarà attivo un sito internet per raccogliere proposte dai cittadini e costruire in maniera democratica la proposta elettorale. Lo slogan, lanciato su Twitter e Facebook, è già pronto: "Cambiare il Paese, per non cambiare Paese".

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