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Giulio Andreotti, funerali in forma privata a Roma per il 'Divo'

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Sarà la storia a giudicare la vita e le opere di Giulio Andreotti, come ha detto ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma è certo che la scomparsa dello statista democristiano ha come riaperto una scatola piena di vecchi ricordi e fotografie a lungo dimenticata sotto a un letto. E ieri pomeriggio, dalla notizia della sua morte e poi con la camera ardente riservata agli intimi, è stata una lunga sfilata di 'sopravvissuti' della vecchia (e della nuova) politica, che di persona o a parole hanno volute rendere omaggio al 'Divo'.

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Oggi alle 17, infatti, le esequie si terranno in forma privata nella chiesa romana di San Giovan Battista dei Fiorentini, celebrate (sembra) dal segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, a dal suo predecessore, Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio. La - numerosa e discreta - tribù Andreotti non ha infatti voluto cerimonie ufficiali. "Non ci saranno funerali di Stato né camera ardente. Le esequie saranno celebrate nella sua parrocchia con gli stretti familiari", ha dichiarato ieri Patrizia Chilelli, storica segretaria del Presidente - come ancora lo chiamano tutti - con lui dal 1989. Chissà, forse per evitare polemiche o forse, semplicemente, per dire addio all'uomo e non al politico.

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Racconta chi ha potuto entrare nell'appartamento degli Andreotti, di Giulio e di sua moglie Livia, in corso Vittorio Emanuele, affacciato sul Tevere e sul Vaticano, che il Divo (ma 'Belzebù' per i nemici irriducibili) per il suo ultimo viaggio è stato vestito con il solito, ormai celebre, doppiopetto blu, e composto sul letto con le mani intrecciate e un rosario nero tra le dita. Uguale a sempre, lo stesso di quando era in vita.

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Intorno a lui, in mezzo ad amici, politici e potenti, la famiglia. I figli Stefano e Serena - mentre Lamberto, presidente della multinazionale Meyers Squibb, e Marilena sono arrivati in serata da New York e Torino - i nipoti Giulio (Andreotti, figlio di Stefano) e Giulia (Ravaglioli, figlia di Serena e del giornalista Rai Marco Ravaglioli), i cugini Marco e Luca Danese e ovviamente lei, la signora Livia, la moglie del senatore a vita, alla quale i figli stanno cercando di rendere il meno doloroso possibile la perdita del marito. Nel lutto, una famiglia come tante, se non fosse per quell'enorme, pesantissima eredità: il cognome Andreotti.

E chissà cosa direbbe - se potesse - il Divo Giulio. Una delle sue battute preferite era: "Io, in fondo, sono postumo di me stesso". E in qualche modo, anche se se n'è andato, il 7 volte Presidente del Consiglio continua e continuerà a rimanere protagonista della vita politica italiana e della Storia della prima Repubblica. Come ha detto infatti il grillino Alessandro Di Battista, forse con poca 'reverenza' ma con molto pragmatismo: "Esprimo cordoglio alla famiglia di Andreotti per il dolore della scomparsa, ma sarebbe bello se il senatore a vita avesse lasciato delle memorie... Spero che non si sia portato nella tomba tutto quello che sapeva, perché gli italiani hanno il diritto di sapere".

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