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Ilda Boccassini, la Procura di Milano difende il pm dagli attacchi de Il Giornale

La Procura di Milano si fa sentire dopo gli attacchi del quotidiano Il Giornale al pm Ilda Boccassini, titolare dell'inchiesta sul caso Ruby. La testata, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha pubblicato un articolo nel quale si legge: 'Ilda Boccassini, una degli accusatori del Cavaliere, nel 1982 fu sorpresa in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua e finì al Csm'.

Attraverso il suo procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, la Procura di Milano ha così replicato: 'Ogni attività della magistratura in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa; le campagne di denigrazione e l'attacco personale ai magistrati si qualificano da soli ed è un problema solo per chi ne è l'autore'.

In merito alle indagini che riguardano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il procuratore capo Bruti Liberati ha detto: 'In considerazione della delicatezza della vicenda, il procuratore della repubblica segue costantemente tutta l'attività d'indagine, di cui ha assunto personalmente il coordinamento e, conseguentemente, ogni responsabilità'.

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Sulla vicenda si è fatta sentire anche l'Associazione nazionale magistrati (Anm). Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, ha affermato: 'Il metodo Mesiano non ci intimidisce e non ci intimidirà: come Anm diamo la nostra solidarietà ai colleghi di Milano e, in particolare alla collega Boccassini che ha l'unica colpa di fare ciò che la Costituzione le impone, cioè applicare la legge'. Nel suo discorso Palamara ha fatto riferimento al servizio televisivo denigratorio dedicato al giudice amministrativo che aveva condannato la Fininvest a un mega risarcimento nella vicenda del Lodo Mondadori.

Il presidente dell'Anm ha così proseguito: 'Si tratta di un attacco grave e inaudito e dato che i magistrati titolari dell'inchiesta sono 3, tra cui il procuratore capo, non si tratta di difendere una sola persona ma un'intera categoria. Se l'obiettivo è intimidire chi indaga, si sappia che non ne verremo scalfiti: si tratta di un tentativo già posto in essere con Mesiano, estremamente pericoloso non solo per la magistratura, ma per la democrazia e per lo Stato. E' estremamente grave tirare fuori storie vecchie di 30 anni solo per gettare fango, è estremamente grave evocare un modo di essere, il colore di un calzino o il colore dei capelli, o comunque fatti privati del tutto scollegati da un'inchiesta. Ma noi non arretreremo di un millimetro davanti a nessuna intimidazione'.

 (foto © LaPresse)

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