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Governo Bersani al bivio: cosa succederà dopo?

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Penultimo giorno di consultazioni per Pierluigi Bersani, che dopo aver ribadito il suo no a inciuci per il Colle, vede davanti a sè sempre più stretta la via che porta a un governo targato centrosinistra. Dopo avere incassato la sfiducia del Movimento 5 Stelle, infatti, l'unica (dolorosa) soluzione per il segretario del Pd resta (o restava) una collaborazione con il Pdl e la Lega, ma ieri in serata Angelino Alfano ha fatto sapere che "la vicenda è chiusa e l'ha chiusa Bersani che ora si trova nel vicolo cieco in cui si è infilato".

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Una dichiarazione tranciante, che però nei fatti alla fine lo è meno di quanto sembra. Il segretario del Pdl, infatti, ha lasciato aperto un spiraglio, affermando: "Sta a Bersani, ora, rovesciare la situazione, se vuole e se può, nell'interesse del Paese". Dunque un piccolo margine di trattativa? A 'chiarire' le condizioni di un eventuale nuovo tavolo di discussione ci ha pensato Roberto Maroni: "Se Bersani decide di accettare le nostre condizioni, noi faremo la nostra parte. Altrimenti andrà al Quirinale a dire che non ha la maggioranza". Già, ma che condizioni?

E qui si torna punto e a capo, perché quello che chiede il centrodestra è una cosa soltanto: il Quirinale. Ieri in serata Silvio Berlusconi ha candidato se stesso e Gianni Letta, salvo poi rimescolare di nuovo le carte e proporre Marcello Pera. Nel disperato tentativo di arrivare a un quid, Bersani ci ha pensato su un momento, ma poi si è reso immediatamente conto dell'infattibilità dell'opzione, dal momento che il partito gli si è ribellato contro. Via impercorribile, dunque, e fantasma di un fallimento sempre più vicino.

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Ma se Bersani dovesse alzare bandiera bianca, come sostengono diversi analisti, che accadrebbe? L'ipotesi attualmente più accreditata è che Giorgio Napolitano sceglierebbe una personalità autorevole e super partes (si parla di Giuliano Amato e Luciano Violante) per formare un governo di scopo - molto simile, in ultima istanza, a un governo tecnico - per permettere le riforme più urgenti e traghettare l'Italia a nuove elezioni. Se non fosse esplosa la grana di Giulio Terzi, con molta probabilità il Presidente della Repubblica avrebbe esteso il mandato a Mario Monti, ma con le dimissioni del ministro degli Esteri e il premier che ha detto di non vedere l'ora di essere sollevato, l'ipotesi è saltata.

C'è poi anche l'opzione di un governo 5 Stelle, come proposto dal capogruppo al Senato Vito Crimi, che su Facebook ha scritto che se Bersani dovesse fallire, il Movimento è pronto ad assumersi "la sua responsabilità politica, proponendosi direttamente per l'incarico di formare una squadra composta da nominativi nuovi, in grado di avere il sostegno della maggioranza e dunque la possibilità e l'onore di proporsi per la guida del paese". Ma al momento sembra che l'unica chance di assumersi la sua responsabiltà il M5S se la sia giocata rispondendo di no al segretario del Pd.

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La terza ipotesi, quella di "un regime parlamentare" che "al limite può essere senza governo", sul modello del Belgio, è stata infine scartata senza (quasi) neppure essere presa in considerazione, dal momento che va contro i principi della Costituzione Italiana.

Nonostante il quadro nero, tuttavia, a largo del Nazareno ancora credono che "questo governo si farà", perché Bersani presenterà a Napolitano una squadra di ministri di alto livello e garantirà (non si sa come, però) sulla fiducia parlamentare. Tutto è dunque nelle mani del Capo dello Stato, che il segretario del Pd incontrerà domani, guadagnano un ulteriore giorno per le consultazioni. Il segnale che Bersani ha (forse) trovato una sponda o invece l'ultimo disperato tentativo prima di alzare bandiera bianca?

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