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Governo del Presidente 2013: da Amato a Letta, tutte le ipotesi

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Giorgio Napolitano, neo-rieletto Capo dello Stato, ha detto che lunedì parlerà e renderà note le condizioni in base alle quale ha deciso di accettare il secondo mandato, ma non bisogna essere fini analisti per capire che tra di esse vi è in primis la formazione di un governo di larghe intese, nonostante le smentite che arrivano in tal senso tanto dal Pd che dal Pdl.

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Voci di corridoio infatti sostengono che il Presidente ha deciso di prendersi di nuovo la "croce" - così avrebbe detto - sulle spalle, a patto che centrosinistra e centrodestra, insieme ai rispettivi alleati, trovino un'intesa per formare un esecutivo "che duri almeno tre anni". "Sappiamo tutti che il nuovo governo dovrà fare subito una manovra durissima. Per cui, se durasse meno di un anno, non avremmo il tempo per risalire la china", è la conferma indiretta fatta da Gregorio Fontana, questore Pdl della Camera.

Dunque, benché ancora ieri mattina un Pierluigi Bersani fuori dagli stracci gridasse ai suoi di "buttare quei maledetti telefonini: sono tutte cazzate quelle sul governissimo, con Napolitano non ne abbiamo parlato!" e in serata Angelino Alfano negasse l'ipotesi di un governissimo con lui vicepremier - "Se ne dicono tante, ma è prematuro. Comunque non ne abbiamo parlato" - appare evidente che dopo il giuramento e il (re) insediamento ufficiale di Napolitano lunedì, già da martedì i partiti si metteranno al lavoro per dare vita a un nuovo esecutivo.

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Ma chi sarà il premier, nel caso, di una simile traballante e riottosa coalizione? Sempre i soliti bene informati sostengono che la 'patata bollente' toccherà a Giuliano Amato, che il Presidente ha indicato fino all'ultimo - con forza - come proprio successore al Colle. Saltata questa ipotesi, è abbastanza scontato che Napolitano cercherà di affidare a lui l'incarico di nuove consultazioni. Ma l'ipotesi del 'dottor Sottile' non piace nè a sinistra nè a destra.

Il Partito Democratico è al limite e se da un lato, come ben ha detto 'un autorevole esponente del Nazareno', "nessuno di noi è in grado di dettare condizioni al capo dello Stato", dall'altro le voci di scissione sono sempre più forti, con Fabrizio Barca e una nutrita pattuglia pronta a confluire in Sel con Nichi Vendola per formare una "nuova sinistra riformista" e Andrea Orlando pronto a collaborare con il M5S: "I grillini dicevano che Bersani era l'ostacolo alla possibilità di ragionare su una loro presenza nella maggioranza di governo. Ora che Bersani non c'è più ci dicano se sono disponibili a dare un governo a questo Paese".

Sul fronte Pdl, invece, se Amato non andava bene come Capo dello Stato, non è ben visto neppure come premier, senza contare che c'è scetticismo sulla possibilità di trovare punti di incontro su temi quali l'Imu, le tasse e la giustizia e che Silvio Berlusconi sta sempre più seriamente valutando di cavalcare l'onda del successo dei sondaggi che lo danno avanti per andare a elezioni anticipate a giugno.

L'alternativa sarebbe allora il nome di Enrico Letta, con Angelino Alfano vicepremier, oppure Pietro Grasso: in questo modo l'ex magistrato 'libererebbe' la carica di Presidente del Senato, che andrebbe quasi certamente a un esponente del Pdl, placandone gli animi e soprattutto le polemiche dell'ultimo periodo sulla "occupazione militare del Parlamento" da parte della sinistra. L'ipotesi Letta, tuttavia, potrebbe decadere proprio per la mancata disponibilità dell'ex vice segretario del Pd, che dopo le dimissioni di massa del partito, probabilmente è intenzionato a seguire le vicende interne da vicino.

Per saper che cosa succederà, comunque, basterà attendere poche ore: quello che è chiaro è che Napolitano, dopo 50 giorni di stallo e l'accettazione della "croce" non accetterà mai a poi mai di perdere altro tempo prezioso...

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