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Governo: ipotesi Enrico Letta, Amato o Renzi. Napolitano dà l'incarico mercoledì

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E' stata una giornata di consultazioni serrate quella di Giorgio Napolitano, alla ricerca di una possibile coalizione di governo. Il Presidente della Repubblica, di fatto ha incassato la disponibilità alle larghe interse da parte di Pd, Pdl e Scelta civica, ma non da parte della Lega, che si è sfilata con le parole del segretario Maroni: "Non aderiremo al governo se l'incarico sarà affidato ad Amato o al rappresentante di un governo tecnico come Monti". Il Movimento 5 Stelle ha ribadito la totale estraneità a qualunque alleanza di governo, insieme a Sel che con Nichi Vendola fa sapere: "Se ci sarà governissimo, per noi sarà tempo dell'opposizione". napolitano scioglierà le riserve mercoledì dopo le 11.00 (in mattinata perteciperà ai funerali di Antonio Maccanico, ex stato segretario generale del Quirinale con Pertini, più volte ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Ciampi).

Governo del Presidente 2013: da Amato a Letta, tutte le ipotesi

In sostanza le delegazioni di Pd, Pdl e Scelta Civica si sono espresse a favore della creazione di un governo politico duraturo da affidare ad una personalità in grado di tenere insieme parti politiche diverse, con ministri espressioni di tali parti, in grado di affrontare le emergenze economiche e sociali. In pole position resta il nome di Giuliano Amato, che in giornata ha risposto ironico ai cronisti che gli chiedevano se sarà o meno il prossimo Presidente del Consiglio: "Lo sono già stato in passato, si è Presidenti per sempre". Altra ipotesi sul campo, che però non è stata fomalmente avanzata a Napolitano da parte del Pd, è quella di un esecutivo a guida Enrico Letta, che ha guidato la delegazione di partito al Quirinale: durante la direzione pomeridiana del Pd il suo nome è stato bocciato dalla Presidente dimissionaria Rosy Bindi.

Incarico di Governo, Napolitano verso Amato mercoledì

Altro nome gettonato, che però ha perso quota duante la giornata, è quello del sindaco di Firenze Matteo Renzi: il rottamatore è finito 'rottamato' dal suo stesso partitto, ma soprattutto, pare, dal veto del Pdl. Ad avanzare la candidatura di Renzi a Palazzo Chigi, durante la direzione del Pd, sono stati Umberto Ranieri e Matteo Orfini, ma oltre agli scetticismi di una parte dei Democratici, il sindaco avrebbe raccolto il parere contrario del centrodestra. Stando a retroscena che non hanno trovato alcuna conferma ufficiale, Renzi avrebbe aggregato anche un largo numero di sì nel partito e il suo nome sarebbe filtrato alle sedi competenti di Quirinale e delle altre forze partitiche, ma sarebbe stato bocciato dal perentorio "no" del Pdl, nonostante in merito non sia stato diffuso alcun commento ufficiale. Lo stesso Renzi, per scaramanzia o eccesso di modestia, ha definito la sua candidatura a premier "la più sorprendente e la meno pobabile sul tappeto".

Il Pd è stato l'ultimo partito a salire al Colle con la delegazione guidata da Enrico Letta: non è stato avanzato alcun nome per la premiership, piuttosto il partito si è affidato a Napolitano per la ricerca di una convergenza su due punti fondamentali, l'emergenza economica e del lavoro e la riforma della politica. Il partito è salito al Quirinale dopo una convulsa direzione nazionale, in cui Bersani ha confermato le sue dimissioni ed è stato approvato a larga maggioranza (7 i no e 14 astenuti, tra cui Rosy Bindi) il documento con cui il partito dà "pieno sostegno al tentativo del presidente Napolitano di dar vita ad un governo, secondo le linee del discorso di insediamento pronunciato alle Camere".

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