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Governo ko sul voto di bilancio

  • LaPresse

Con 290 voti a favore e 290 contro, l'articolo 1 dell'assestamento del bilancio 2010 è stato bocciato alla Camera, segnando di fatto una grave sconfitta per l'esecutivo e assumendo la forma di "un atto politico uguale alla sfiducia verso l'azione di governo e di maggioranza", come rilevato dal presidente di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

E dire che di voti per approvare il rendiconto ne bastavano 291, ma le numerose assenze tra le fila della maggioranza hanno contribuito alla débâcle del Governo. Al voto di ieri non erano infatti presenti 19 deputati del Pdl - guidati dal 'ribelle' Claudio Scajola - 7 parlamentari di Popolo e Territorio (ex Responsabili), tra cui Domenico Scilipoti, e 4 del gruppo misto, compresi Gianfranco Miccichè e Andrea Ronchi.

Ma fatto molto più preoccupante, alla votazione non hanno partecipato due fedelissimi del Cavaliere come Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Il primo ufficialmente impegnato con i giornalisti in Transatlantico, il secondo invece rimasto sull'ingresso dell'Aula, presente allo svolgersi delle operazioni ma non partecipe. Un atteggiamento che lo stesso Tremonti ha poi spiegato dicendo che "non c'è stata nessuna motivazione politica".

Tant'è, Berlusconi non ha preso bene l'esito della votazione e visibilmente allibito e infastidito ha lasciato l'Aula, mentre dai banchi dell'opposizione si levavano applausi e i deputati urlavano "dimissioni! Dimissioni!". In serata il Premier ha quindi convocato un vertice nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli con La Russa, Brunetta, Letta, Bonaiuti e Ghedini durante il quale è stato stabilito che oggi o al più tardi domani si presenterà alla Camera e chiederà la fiducia sulla base di un discorso programmatico.

Il Presidente del Consiglio ha parlato di "un incidente di percorso", ribadendo che il Governo ha i numeri per continuare il proprio lavoro - "completeremo il programma. Ottenuta la fiducia, a quel punto la Costituzione parla chiaro: se hai la maggioranza e hai i voti non ci sono altre strade, il governo va avanti e tutti se ne dovranno fare una ragione" - ma per l'opposizione l'unica strada percorribile a questo punto è quella delle dimissioni del Premier.

"La maggioranza che sostiene il governo non esiste più, né nel Paese né in questa Camera" ha commentato il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, e Pierferdinando Casini rincara la dose parlando di "dimissioni inevitabili per salvare l'Italia". Posizione condivisa dal segretario dei democratici Pierluigi Bersani: "Berlusconi si convinca ad andare al Quirinale" e ribadita da da Antonio Di Pietro, che ritenendo improbabile che Berlusconi rassegni autonomamente le dimissioni invoca l'intervento di Napolitano: "anche nella prima Repubblica una bocciatura come questa avrebbe comportato che il governo andasse a rimettere il proprio mandato al Capo dello Stato. Berlusconi non lo farà mai e penso che stia allora al Capo dello Stato valutare autonomamente".

Possibilista sulla tenuta del Governo è invece Umberto Bossi, che appoggia la linea del Premier parlando di "un piccolo infortunio" e che ritiene che l'esecutivo "per adesso" possa andare avanti, anche se ai giornalisti che gli chiedono per quanto risponde: "non lo so, non sono un mago".

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