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Governo Letta, fiducia al Senato e alla Camera: Berlusconi vota sì. Pdl: dissidenti verso nuovo gruppo parlamentare

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Silvio Berlusconi si arrende ed Enrico Letta incassa la fiducia al Senato con 235 sì e 70 no e alla Camera con 435 sì e 162 no. La sintesi del giorno più lungo per il governo delle larghe intese è tutta qui, nell'ennesima giravolta del Cavaliere, che dopo avere ribadito fino a mezzogiorno di essere intenzionato ad andare contro l'esecutivo, poco prima del voto a Palazzo Madama a sorpresa ha preso la parola e ha dichiarato: "Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l'Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso, non senza interno travaglio, per il voto di fiducia".

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"Non c'è stata nessuna marcia indietro", ha dichiarato Berlusconi all'uscita dall'Aula, ma è evidente che le parole dell'ex premier altro non sono che un (maldestro) tentativo di salvare la faccia: dopo avere incassato il 'tradimento' di Angelino Alfano - che ha dato vita a un gruppo di 26 scissionisti e, di fatto, ha consumato lo strappo con il Pdl - e aver preso dolorosamente coscienza di essere avviato sul viale del tramonto (almeno quello politico), il Cavaliere ha cercato di salvare il salvabile, mostrando il volto responsabile e cercando di far credere di avere guidato lui il partito alla fiducia e non il contrario.

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Tuttavia, quello che è accaduto oggi è chiaro: non solo il governo Letta si ritrova "con una maggioranza politica, non numerica", con davanti scenari completamente nuovi e fino a ieri neppure ipotizzabili, ma soprattutto, come ha ben detto Dario Franceschini, "la giornata di oggi chiude un ventennio. E soprattutto lo chiude su un terreno politico e non su quello delle vicende giudiziarie". Comunque vada il 4 ottobre alla Giunta del Senato e qualunque siano le sentenze dei processi in corso a carico di Berlusconi, è evidente infatti che il Cavaliere non è più leader, o almeno non lo è più del Pdl.

Che cosa nascerà dalle ceneri del Popolo della Libertà è però ancora presto per dirlo. Tra i fuoriusciti ci sono il vicepremier Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Lupi e il ministro Beatrice Lorenzin, mentre Nunzia De Girolamo ha smentito su Twitter di avere lasciato il Pdl: "Oggi non si è mai parlato di nessun nuovo gruppo parlamentare" e le sue parole sono state confermate poco più tardi da Cicchitto: "Lorenzin per ora è l'unico ministro del nuovo gruppo". La riunione di stasera prevista alle 21.30 nella sede della Fondazione Magna Carta per discutere dell'organizzazione e del nome della formazione dei dissidenti del Popolo della Libertà, invece, parrebbe essere saltata, in favore di un incontro tra Alfano e Berlusconi. A meno di nuovi clamorosi cambiamenti, infatti, il vicepremier si recherà a Palazzo Grazioli subito dopo il voto alla Camera e qui discuterà con il Cavaliere sul da farsi. Intanto, voci di corridoio parlano di numerosi deputati che starebbero chiedendo al segretario di assumere la leadership del Pdl o del partito che verrà. Un esercito di 'colombe' sempre più grande, del quale (chiaramente) non fa parte Daniela Santanchè: durante il discorso di Cicchitto alla Camera, nel quale il deputato ha di fatto lanciato Alfano, la pitonessa è stata vista scuotere più volte la testa e dire: "Ma come si fa?", mettendosi le mani tra i capelli.

E così, mentre il Popolo della Libertà è alla resa dei conti, con Sandro Bondi che dopo l'intervento di Luigi Zanda ha detto: "Fa bene a trattarci con disprezzo" e Renato Brunetta che dalla "sfiducia all'unanimità" di questa mattina è passato all'"è stato Berlusconi a chiedere con forza le larghe intese, le abbiamo volute noi" dell'intervento alla Camera del pomeriggio, sul fronte Pd (per una volta) c'è un'evidente soddisfazione, anche se non mancano (come sempre) voci di dissenso. Per un Guglielmo Epifani che ha dichiarato convinto che i democratici non potevano "mettere in condizione chi ha giocato allo sfascio di ripetere il gioco che oggi ha fallito miseramente", c'è stata infatti una Rosy Bindi che ha commentato: "Questo governo è ancora sostenuto da una maggioranza anomala ed è legata all'emergenza e posta al servizio del paese perché risolva dei problemi e non li accarezzi".

Infine, nella lunga e concitata giornata di oggi bisogna registrare ancora due episodi. Il primo riguarda la dichiarazione di voto al Senato di Paola De Pin, fuoriuscita dal M5S: dopo avere letto l'intenzione di dare il suo sì al governo Letta, la parlamentare è stata fischiata e insultata dai pentastellati ed è scoppiata a piangere. E su Twitter Stefano Esposito del Pd ha denunciato: "Senatore grillino minaccia in aula la senatrice De Pin uscita da M5S dicendole ti aspettiamo fuori, questo è squadrismo mafioso". La seconda invece è una nota di colore: pochi istanti dopo avere incassato la fiducia da Silvio Berlusconi, le telecamere della Rai hanno 'sorpreso' Enrico Letta mormorare: "Un grande...". Una frase aperta a diverse interpretazioni - con Beppe Grillo che ha definito il premier "pidiellino ad honorem" - ma che forse meglio di tutto quanto detto e fatto oggi rappresenta l'incredibile, grottesca e per molti versi indecorosa giornata vissuta dalla politica italiana.

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