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Governo Letta, fiducia alla Camera con 453 sì: votano contro M5S, Sel e Fratelli D'Italia

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Il governo guidato da Enrico Letta ha incassato la fiducia della Camera dei deputati con 453 sì, 153 no e 17 astenuti. I votanti erano 606 e la maggioranza richiesta era di 304 voti. Un risultato quasi scontato dopo che le dichiarazioni di voto hanno visto astenersi la sola Lega Nord. Confermata la già annunciata opposizione di Movimento 5 Stelle, Fratelli d'Italia e Sinistra Ecologia e Libertà. Hanno votato sì il Pd (tranne Pippo Civati), il Pdl e Scelta Civica. Nella giornata di martedì 30 aprile sarà il Senato ad esprimere la fiducia al Governo.

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Il voto di fiducia, per chiamata nominale, è arrivato dopo in serata dopo il discorso programmatico del neopremier, cui è seguito il dibattito in Aula e la replica di Letta, come vuole il protocollo. Un discorso ad ampio raggio, quello del Presidente del Consiglio: dalla sospensione del pagamento dell'Imu sulla prima casa, all'abolizione dello stipendio per i ministri parlamentari, dalla riduzione dei costi della politica, alle proposte per aumentare gli ammortizzatori sociali ed estenderli anche per i precari, dall'abbassamento della pressione fiscale su imprese e famiglie alle riforme istituzionali.

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Il documento del presidente del Consiglio, presentato alla Camera con un lungo intervento di circa 50 minuti, ha raccolto ben 45 applausi tra le fila di deputati di centrodestra e centrosinistra, eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle, che ha applaudito solo il passaggio in cui Letta ha ricordato i due carabinieri feriti durante l'attentato a Palazzo Chigi e il passaggio sul taglio degli stipendi per i ministri. Letta si è anche dato un tempo, 18 mesi per verificare i risultati del suo operato, "poi ne trarrò le conseguenze" ha specificato.

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Nessuna sorpresa dunque per il governo: il Pd ha votato compatto la fiducia nonostante le divisioni interne, testimoniate dai dubbi che Rosy Bindi ha manifestato nel suo intervento in Aula. In particolare la Presidente dimissionaria del Pd ha criticato lo stop all'Imu evidenziando altre priorità da perseguire: "Per alcuni di noi non è giusto sospendere l'Imu sulla prima casa. Abbiamo invece problemi sulle pensioni, sugli esodati e sulla sanità". Solo Giuseppe Civati, che ha definito quello di Letta un "programma ambizioso e fragile", si è astenuto. Il Pdl ha accolto con favore le parole di Letta: il capogruppo Brunetta ha inneggiato ad una nuova stagione di "pacificazione giudiziaria, tra politica e antipolitica". Anche Mariastella Gelmini ha apprezzato il discordo programmatico di Letta nella sua totalità.

La Lega ha deciso di astenersi sulla fiducia, come ha annunciato il deputato Giancarlo Giorgetti, capogruppo del Carroccio, nel corso delle dichiarazioni di voto. Durissimi i toni del deputato 5 Stelle Andrea Colletti, che si è rivolto direttamente al premier: "Presidente Letta, visto il ministro dell'Interno scelto - o che gli è stato imposto - questo sembra il governo della trattativa stato-mafia, il governo del bavaglio alla magistratura, un governo pieno di esponenti democristiani e ciellini". Un intervento che ha scatenato polemiche bipartisan da Pd e Pdl per i termini utilizzati in Aula. Intenso anche l'intervento di Alessandro Di Battista, che si è rivolto al Ministro della Giustizia Cancellieri chiedendo un impegno netto nella lotta alla corruzione e ai reati dei colletti bianchi, oltre alla depenalizzazione dei reati minori.

Più articolata la posizione di Sel, che ha annunciato una "opposizione leale" definendo quello di Letta un "discorso ambizioso con cui vogliamo misurarci". Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, ha espresso tutte le perplessità sul governissimo nelle rivolgendosi direttamente a Letta: "Noi non ci fidiamo, nel suo discorso non c'erano soggetti in carne e ossa: non c'erano gli studenti indignati per la riforma della Gelmini e Tremonti, non c'erano quelli dell'acqua bene comune. Non ha parlato delle banche e della speculazione finanziaria, non c'erano le donne e quelli che hanno chiesto libertà di informazione. Il prezzo di questa crisi non può pagarlo chi ha sempre pagato". Sel ha anche lanciato una proposta, quella di affidare la convenzione per le riforme (una sorta di Bicamerale rinnovata) al giurista Stefano Rodotà, che i 5 Stelle e Sel avevano votato per la presidenza della Repubblica.

Ai voti contrari alla fiducia Letta ha dedicato la sua replica, con un ultimo appello alla partecipazione: "Sono rimasto colpito e dispiaciuto del fatto che i partiti non della maggioranza non abbiano ripreso alcun riferimento alla Costituente: la rilancerò perchè sono sempre più convinto di quello "scongelatevi" perchè le riforme dobbiamo farle insieme. Le riforme fatte a maggioranza semplice sono state sbagliate". Parole che non hanno modificato il risultato finale.

L'ultimo commento della giornata è quello della Presidente della Camera Laura Boldrini: "Nelle sue dichiarazioni programmatiche il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è impegnato sui temi del lavoro, che ha definito la prima priorità per il suo governo, e della crescita economica del Paese - ha fatto sapere la Boldrini con una nota - Considero questo un fatto importante, perchè nella società italiana c'è una aspettativa enorme nei confronti delle istituzioni affinchè si affronti in modo deciso il dramma della disoccupazione e del crescente disagio sociale".

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