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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, riscatto di 11 milioni pagato dall'Italia? Tribunale islamico riapre il caso

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Potrebbe risultare molto “salato” e non solo dal punto di vista economico il conto pagato (secondo un tribunale islamico) dall’Italia ai ribelli jihadisti in Siria a gennaio per la liberazione delle due cooperanti Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite nell’autunno del 2015 dai miliziani anti-Assad e tenute in stato di prigionia nelle zone non controllate da governo di Damasco per 5 mesi.

Intercettazioni e trattative, le "verità nascoste" sul caso Greta-Vanessa

Una sentenza della corte Qasimiya del gruppo fondamentalista di "Nureddin Zenki", attivo nel sequestro delle volontarie italiane ad Aleppo e promotore dell’iniziativa “giudiziaria” contro un signore della guerra di Abzimo accusato di aver rubato parte del corrispettivo versato da Roma per il riscatto dei giovanissimi ostaggi, ha infatti stabilito che la cifra ottenuta dai rapitori era di circa 11 milioni di euro, 5 dei quali intascati personalmente dal combattente di “Ansar al Islam” Atrash.

Greta Ramelli aveva 20 anni e Vanessa Marzullo 22 all’epoca dei fatti: dopo 150 giorni in mano ai ribelli, le cooperanti erano state rilasciate con un’iniziativa spiegata dalle autorità italiane come frutto della diplomazia e senza trattative sul pagamento di un corrispettivo economico ai sequestratori.

(Fonti siriane riaprono il caso della liberazione di Greta e Vanessa: pagato riscatto?)

A “tradire” la segretezza di quello che, se confermato, apparirebbe qualcosa di molto simile ad un “patto” tra l’Italia e gli islamisti che avevano rapito le due volontarie, una “mano invisibile” arrivata via e-mail fino alla redazione dell’agenzia di stampa Ansa con la copia della sentenza del tribunale Qasimiya, dove si legge chiaramente il prezzo della liberazione (12 milioni e mezzo di dollari) di Greta e Vanessa, oltre al racconto del furto di Atrash poi condannato per appropriazione indebita del bottino di guerra diviso tra movimenti armati d’opposizione in Siria.

In diverse occasioni, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva garantito la linea ferma del governo Renzi in merito alle trattative coi gruppi anti-Assad promotori del sequestro di Ramelli e Marzullo, negando senza esitazioni l’eventualità di un riscatto in denaro concordato tra le parti.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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