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Grillo al Quirinale: "Napolitano sciolga Camere" e intanto da Pd sì a sospensione lavori su richiesta Pdl

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Silvia Artana

Dopo che #9luglio2006 - ovvero il giorno della vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio - è stato primo TT per ore, forse - chissà - un giorno anche il 10 luglio 2013 lo diventerà: perché oggi è una di quelle date che volenti o nolenti entreranno a far parte dell'immaginario collettivo. Beppe Grillo infatti ha finalmente incontrato Giorgio Napolitano (seppure dopo una marea di polemiche) e tenuto una conferenza stampa che a prescindere dall'orientamento politico e dalle simpatie dei singoli lascerà il segno, mentre in Aula il Pd si è piegato al ricatto del Pdl e ha votato a favore della sospensione per la giornata di oggi dei lavori sul ddl per le riforme costituzionali, confermando che alla fine della fiera il deus ex machina del governo è Silvio Berlusconi.

Grillo al Quirinale, Pd: sì a sospensione lavori su richiesta Pdl

Arrivato al Quirinale a bordo di una Kia bianca, Beppe Grillo si è presentato a colloquio dal Presidente della Repubblica con i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Nuti e Nicola Morra, e con Gianroberto Casaleggio, la cui presenza era stata data per altamente probabile, ma mai ufficializzata. Il "garante del Movimento 5 Stelle", come ancora ha ripetuto oggi il comico, si è quindi intrattenuto con Napolitano per quasi due ore - qui il testo del suo discorso al Capo dello Stato - e poi ha incontrato i giornalisti e i media in Sala Nassirya al Senato, in una conferenza stampa dai toni accesissimi e, al di là delle dichiarazioni, tutt'altro che concilianti e/o rassicuranti.

"Ho la certezza che il default dello Stato sia prossimo", ha tuonato Grillo, soffiando sul fuoco di una voce che da giorni (settimane, mesi ormai) circola con insistenza in rete, dicendo di avere suggerito a Napolitano di "andare in televisione e di dire la verità sulle condizioni del Paese" e di avergli chiesto di "far abrogare la legge elettorale incostituzionale e di sciogliere le Camere". "E' una Caporetto, il Parlamento è esautorato. Il governo fa i decreti legge, il Parlamento approva a comando. Non siamo più una repubblica parlamentare e forse non siamo più una democrazia", ha detto il garante dei 5 Stelle, prospettando l'inquietante quadro di un Paese sull'orlo della rivolta sociale: "La gente vuole prendere i fucili, i bastoni e sono io a dire proviamo ancora con la democrazia" e dichiarando: "Noi vogliamo buttare fuori i partiti con metodi democratici, però poi ci stuferemo".

Processo Mediaset in Cassazione il 30 luglio, Pdl insorge. Santanchè: "Non ci sto"

Grillo ha quindi ribadito ancora una volta la novità rappresentata dal Movimento, fatto di persone oneste, ne ha riconosciuto le debolezze: "Certo è andato in Parlamento anche chi non ci doveva andare e non aveva le nostre stesse idee. Ma hanno fatto di tutto per non farci partecipare alle elezioni", aggiungendo però: "Abbiamo fatto tutto di corsa, abbiamo dovuto selezionare le persone in due mesi", e ha confermato che il M5S ci sarà alla prossima tornata elettorale. Quindi ha attaccato di nuovo duramente la stampa: "Dovreste vergognarvi perché parte dello sfacelo è colpa vostra. Se siamo un Paese semilibero è anche colpa della vostra informazione", ha detto il comico ligure, lanciando una minacciosa previsione: "Uno dei problemi maggiori dell'Italia è la stampa. La Rai. Siete complici del sistema. Ma siete i primi precari che pagherete questa situazione perché i vostri giornali e le vostre tv chiuderanno".

Insomma, una dichiarazione di intenti e una presa di posizione che non lasciano dubbi sulle intenzioni del Movimento (con Riccardo Nuti che ha ribadito la posizione dei 5 Stelle sul valutare solo atti concreti, chiudendo la porta ad alleanze 'di comodo'), delle quali è inevitabile conseguenza la bagarre scoppiata in Aula dopo l'annuncio della sospensione dei lavori della Camera come chiesto dal Pdl per 'protestare' contro la decisione della Cassazione di calendarizzare per il 30 luglio l'udienza del processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi. "Buffoni, servi, schiavi", hanno gridato i deputati grillini all'indirizzo dei colleghi del Pd, scendendo nell'emiciclo e avvicinandosi ai banchi dei democratici. Piero Martino, Nico Stumpo e altri sono a loro volta scesi per un confronto, ma alla fine le due parti sono state divise dai commessi. E analoghe manifestazioni si sono avute al Senato, dove i lavori sono stati sospesi "per una pausa di riflessione" dopo il voto favorevole di Pd, Pd e Scelta Civica e quello contrario di M5S, Sel e Lega. I grillini si sono tolti giacca e cravatta in segno di protesta: "Il Parlamento viene espropriato a causa di una persona, dell'eterno assente dal Parlamento. Ci chiediamo che cosa ci sta a fare a palazzo Madama un senatore che non è mai presente", ha detto poi Crimi, invitando i senatori a uscire dall'Aula per rivestirsi.

Una situazione potenzialmente esplosiva, con Enrico Letta che continua a manifestare ottimismo pur essendo seduto su una polveriera - o comunque su uno scranno di sabbia, che può crollare da un momento all'altro - il Pdl che per voce di Renato Brunetta minimizza, affermando: "La nostra richiesta è di una sospensione dei lavori parlamentari per due giorni perché domani è prevista la direzione nazionale" per "discutere al nostro interno" e "fare chiarezza", e un Pd sempre più, drammaticamente, allo sbando e diviso in fazioni, con Paolo Gentiloni che su Twitter ha scritto: "La Camera sospende lavori fino a domani di fatto per protesta contro la Cassazione. Un precedente grave. Io non ho capito e non ho votato".

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